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Categoria: Chip

La rivincita cinese sui chip: SiCarrier ruba la scena a Shanghai con le sue macchine per semiconduttori sarà vero?

Nel cuore della battaglia tecnologica tra Cina e Stati Uniti, un nome nuovo si sta facendo largo a colpi di innovazione e ambizione: SiCarrier. Questo produttore cinese di attrezzature per la produzione di semiconduttori, legato a Huawei, ha catalizzato l’attenzione alla fiera Semicon China, dove ha svelato una serie di nuovi strumenti che potrebbero ridurre la dipendenza del paese dalle tecnologie occidentali. (photo Ann Cao)

A soli quattro anni dalla sua fondazione, con il sostegno del governo di Shenzhen, SiCarrier ha mostrato per la prima volta al pubblico le sue macchine per la fabbricazione e il testing di chip. Nonostante il velo di riservatezza che ancora circonda le specifiche tecniche dei suoi strumenti, gli addetti ai lavori ipotizzano che le tecnologie dell’azienda abbiano avuto un ruolo nella produzione dei chip da 7 nanometri sviluppati da Huawei per il Mate 60 Pro nel 2023.

PsiQuantum: la scommessa da 6 miliardi di dollari che sfida Google e Microsoft sul quantum computing

PsiQuantum sta raccogliendo almeno 750 milioni di dollari con una valutazione pre-money di 6 miliardi, con BlackRock alla guida dell’operazione. Non si tratta solo di un altro start-up nel campo del quantum computing, ma di una società che punta a una strategia radicalmente diversa: sfruttare l’industria dei semiconduttori esistente invece di reinventare la ruota con materiali esotici.

Mentre altre aziende sperimentano con superconduttori e ioni intrappolati, PsiQuantum utilizza la fotonica, la stessa tecnologia alla base delle fibre ottiche per le telecomunicazioni. Questo approccio le permette di produrre i suoi chip quantistici nelle fabbriche di GlobalFoundries a New York, con l’obiettivo di sfornare milioni di unità. La scalabilità è il cuore del problema nel quantum computing, e PsiQuantum sta cercando di risolverlo con un metodo che riduce i rischi di produzione e abbassa i costi. Ma anche con questo vantaggio, servono capitali enormi per trasformare un’idea in una realtà funzionante.

SiCarrier: la mossa cinese per sfidare il monopolio americano sui semiconduttori

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L’industria cinese dei semiconduttori si sta muovendo sottotraccia, ma con obiettivi chiari: ridurre la dipendenza dagli Stati Uniti e costruire un ecosistema tecnologico autosufficiente. L’ultimo colpo di scena arriva da SiCarrier, un produttore di strumenti per la fabbricazione di chip con sede a Shenzhen, sostenuto dallo Stato e legato a Huawei.

Il debutto ufficiale di SiCarrier avverrà la prossima settimana al Semicon China di Shanghai, un evento organizzato dall’associazione americana SEMI. La sua presenza rappresenta un segnale forte, perché la società, fino ad ora, ha mantenuto un profilo bassissimo, quasi da fantasma industriale. Il sito ufficiale elenca solo quattro strumenti di produzione a bassa tecnologia e non fornisce dettagli sulla proprietà o sul management. Unica eccezione? Una dichiarazione di compliance che promette il rispetto della proprietà intellettuale di terzi. Una mossa più diplomatica che sostanziale.

Huawei sfida l’America: il ritorno del 5G e la guerra dei chip

Eric Xu Zhijun, vicepresidente di Huawei, aveva affermato a marzo, davanti a centinaia di giornalisti e analisti, che il ritorno della compagnia nel mercato degli smartphone 5G era impossibile senza l’approvazione del Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti. Ma alla fine di agosto, Huawei ha smentito sé stessa e il mondo intero con il lancio a sorpresa del Mate 60 Pro, dotato di un processore avanzato sviluppato in Cina, sotto embargo tecnologico statunitense.

L’evento non è stato solo un trionfo commerciale, ma anche un atto politico. Il lancio del Mate 60 Pro è avvenuto in coincidenza con la visita in Cina della Segretaria al Commercio USA, Gina Raimondo, un tempismo che non può essere casuale. La domanda chiave per Washington è: come ha fatto Huawei a superare le restrizioni imposte dall’amministrazione americana, che miravano a soffocare la sua capacità di produrre chip avanzati?

La risposta sembra essere il Kirin 9000s, il processore sviluppato da HiSilicon, la divisione di Huawei dedicata ai semiconduttori. Un’analisi indipendente ha rivelato che il chip è stato probabilmente prodotto da SMIC (Semiconductor Manufacturing International Corp), il principale produttore cinese di semiconduttori, anch’esso sotto sanzioni statunitensi. Questo ha scatenato un’ondata di speculazioni, mettendo in dubbio l’efficacia del blocco tecnologico imposto dagli USA.

SoftBank sta puntando sull’intelligenza artificiale con un investimento da 6,5 miliardi in Ampere

Il passo decisivo per dominare il futuro dei chip

La notizia di SoftBank Group che ha deciso di versare ben 6,5 miliardi di dollari in contanti per acquistare Ampere è l’ennesima mossa audace di un conglomerato che non ha mai nascosto la sua ambizione di essere protagonista nella corsa all’intelligenza artificiale. Questo investimento non è solo una cifra impressionante, ma un segnale forte di come SoftBank stia cercando di consolidare la sua posizione nel cuore del futuro tecnologico, ovvero il settore dei chip destinati all’AI, dove la concorrenza si fa ogni giorno più agguerrita.

Nvidia stampa soldi con l’AI: 2.300$ al secondo e nuovi chip per dominare il futuro – Vera Rubin e Rubin Ultra: il vero salto generazionale

Nvidia è diventata una macchina da soldi, macinando 2.300 dollari di profitto al secondo grazie al boom dell’intelligenza artificiale. Se fino a pochi anni fa era il re indiscusso del gaming, oggi il suo business dei data center è talmente gigantesco che persino il reparto networking genera più ricavi delle GPU da gioco. Il messaggio è chiaro: chiunque voglia essere rilevante nell’AI deve passare per Nvidia.

E per mantenere il dominio assoluto, il colosso di Jensen Huang ha annunciato una nuova ondata di GPU AI destinate a cementare il suo vantaggio competitivo: Blackwell Ultra GB300 entro fine 2025, Vera Rubin nel 2026 e Rubin Ultra nel 2027. La roadmap è stata aggiornata al GDC 2025, e mentre i dettagli tecnici si accumulano, il punto essenziale è uno: Nvidia sta costruendo un’infrastruttura AI che sarà il cuore pulsante della prossima rivoluzione tecnologica.

Google punta su MediaTek per processori AI più economici: una mossa strategica o un azzardo?

Nel vasto oceano della tecnologia, dove le onde dell’innovazione si infrangono incessantemente sulle scogliere del mercato, emerge una notizia che potrebbe ridefinire gli equilibri del settore: Google avrebbe deciso di collaborare con MediaTek per l’approvvigionamento di processori AI più economici. Una scelta che, a prima vista, potrebbe sembrare dettata dalla volontà di ridurre i costi, ma che nasconde sfumature ben più complesse.

MediaTek, l’outsider che sfida i giganti

Per anni, MediaTek è stata vista come l’eterno secondo, il produttore di chip destinati a dispositivi di fascia media e bassa, lontano dai riflettori occupati da colossi come Qualcomm e Apple. Tuttavia, negli ultimi tempi, l’azienda taiwanese ha saputo risalire la china, introducendo processori che non solo competono in termini di prestazioni, ma lo fanno a costi decisamente più contenuti. Un esempio lampante è il recente Dimensity 9400, un chipset realizzato con processo a 3nm, che promette un’efficienza energetica superiore del 40% rispetto al suo predecessore, il 9300. Questo processore integra una CPU con un core Arm Cortex-X925 a 3,62GHz, tre core Cortex-X4 e quattro core Cortex-A720, offrendo un incremento del 35% nelle prestazioni single-core e del 28% in quelle multi-core. Non solo: la GPU Arm Immortalis-G925 a 12 core garantisce un ray tracing più veloce del 40%, mentre l’ottava generazione della NPU di MediaTek supporta l’addestramento di modelli AI leggeri direttamente sul dispositivo, migliorando le performance dei modelli linguistici di grandi dimensioni dell’80%.

La Cina sfida Nvidia: Biren Technology raccoglie fondi di stato per un’IPO patriottica

In un mondo dove gli Stati Uniti stringono sempre più la morsa sulle esportazioni di chip avanzati, la Cina risponde con la sua solita resilienza strategica: un bel po’ di finanziamenti statali e una narrazione patriottica. L’ultima mossa arriva da Biren Technology, uno dei principali contendenti cinesi nel settore dei chip AI, che ha appena incassato un nuovo round di finanziamenti guidato da un fondo statale di Shanghai. Il messaggio è chiaro: se Washington chiude le porte, Pechino costruisce i suoi grattacieli.

Con una valutazione da 2,2 miliardi di dollari secondo la Hurun Global Unicorn List del 2024, Biren sta accelerando la sua corsa verso un’IPO nel mercato interno, proprio mentre il governo cinese spinge per l’autosufficienza tecnologica. A mettere i soldi questa volta è stato il Shanghai State-owned Capital Investment (SSCI), attraverso il suo veicolo di private equity. Per chi non conoscesse il codice tra le righe, significa che lo Stato sta apertamente pompando denaro nelle sue aziende per contrastare il blocco occidentale.

TSMC propone una joint venture con Intel: coinvolti Nvidia, AMD e Broadcom

Recentemente, Taiwan Semiconductor Manufacturing Company ha proposto a giganti del settore tecnologico come Nvidia, AMD e Broadcom la creazione di una joint venture per gestire la divisione fonderia di Intel. Secondo fonti vicine alla situazione, l’obiettivo è operare la divisione senza che nessuna delle aziende coinvolte detenga più del 50% delle quote. Anche Qualcomm è stata avvicinata per una possibile partecipazione.

Crollo delle azioni dei produttori di chip e del software aziendale: timori su tariffe e crescita economica

Un caffè senza zucchero al Bar dei Daini

Le recenti turbolenze nei mercati finanziari hanno visto un significativo calo delle azioni dei produttori di chip e delle società di software aziendale, alimentato da timori legati a possibili tariffe commerciali e preoccupazioni sulla crescita economica globale. Questo scenario ha sollevato interrogativi sulla stabilità del settore tecnologico e sulle implicazioni per l’economia mondiale.

Il declino delle azioni dei produttori di chip

Nell’ultima sessione di mercato, le azioni di Advanced Micro Devices hanno registrato una flessione del 3,67%, chiudendo a 96,63 USD. Analogamente, Intel Corp. ha subito un calo del 3,44%, attestandosi a 19,93 USD, mentre NVIDIA Corp. ha visto una diminuzione del 5,04%, chiudendo a 106,98 USD. Questi ribassi riflettono le crescenti preoccupazioni degli investitori riguardo a possibili tariffe commerciali che potrebbero influenzare negativamente la domanda e la redditività dei semiconduttori.

L’acquisizione più significativa è stata quella di ServiceNow, che ha investito 2,85 miliardi di dollari in azioni e contanti per rilevare Moveworks, azienda specializzata in software basato sull’intelligenza artificiale. Questo passo rappresenta un’importante strategia per potenziare le capacità di ricerca AI e le soluzioni basate su agenti offerte dalla società di software aziendale.

Il grande trasloco dei chip: Taiwan teme, Trump esulta, TSMC conta i miliardi

Nel frattempo, nel fantastico mondo in cui la geopolitica incontra la tecnologia a colpi di miliardi di dollari, sta accadendo qualcosa di surreale: i dirigenti di TSMC, il colosso incontrastato dei semiconduttori, si sono trovati nella bizzarra posizione di dover difendere il loro investimento negli Stati Uniti… dai taiwanesi stessi. Perché nulla dice “sovranità tecnologica” come una conferenza stampa a Taipei per spiegare che no, non stanno svendendo il futuro del Paese, anche se stanno spostando capacità produttiva altrove.

La bomba è esplosa lunedì, quando TSMC ha annunciato un piano di investimento da 100 miliardi di dollari negli Stati Uniti, che include tre nuove fabbriche di chip. Per Washington, un colpaccio. Per Taiwan, un incubo. Immaginate la scena: gli americani festeggiano perché finalmente tornano a contare qualcosa nella produzione di semiconduttori, mentre a Taipei qualcuno suda freddo all’idea che, se l’industria dei chip si sposta troppo a Ovest, potrebbe venir meno uno dei principali deterrenti contro una certa “amicizia” forzata da parte di Pechino.

Trump critica il CHIPS ACT e propone alternative per ridurre il debito nazionale

Il CHIPS and Science Act, promulgato nel 2022, è stato concepito per stimolare la produzione domestica di semiconduttori negli Stati Uniti, stanziando 52,7 miliardi di dollari in sussidi per la produzione e la ricerca nel settore. L’obiettivo principale era ridurre la dipendenza dalle catene di approvvigionamento estere e rafforzare la sicurezza nazionale attraverso una maggiore autosufficienza tecnologica.

Tuttavia, il presidente Donald Trump ha recentemente espresso forti critiche nei confronti di questa legge, definendola una “cosa orribile” e suggerendo che i fondi stanziati dovrebbero essere reindirizzati per ridurre il debito nazionale. Secondo Trump, l’imposizione di nuovi dazi sarebbe una misura più efficace per incentivare le aziende a costruire fabbriche negli Stati Uniti, eliminando la necessità di ingenti sussidi governativi.

TSMC investe 100 miliardi negli Usa: chip di punta in Arizona e nuove tensioni con la Cina

La Taiwan Semiconductor Manufacturing Company (TSMC), leader mondiale nella produzione di semiconduttori, ha annunciato un investimento di almeno 100 miliardi di dollari negli Stati Uniti, con l’obiettivo di rafforzare la produzione di chip avanzati in territorio americano. L’annuncio è stato fatto dal presidente Donald Trump durante un evento alla Casa Bianca, dove ha evidenziato che il progetto si concentrerà principalmente in Arizona. “I chip più potenti al mondo saranno presto fabbricati negli Stati Uniti“, ha dichiarato Trump, aggiungendo con una nota di orgoglio che sono molte le aziende intenzionate ad annunciare investimenti negli Usa.

La guerra dei chip AI: Nvidia domina, i big tech si preparano alla sfida

Nvidia è diventata il pilastro dell’intelligenza artificiale generativa grazie alle sue GPU avanzate, trasformandosi in una delle aziende più preziose al mondo. Il suo chip H100 è diventato così richiesto da essere ormai un bene di lusso, con prezzi alle stelle e disponibilità limitata. Questo dominio ha spinto il valore di mercato dell’azienda oltre il trilione di dollari, segnando un’era in cui i chip AI sono il nuovo petrolio dell’industria tecnologica.

Tuttavia, la leadership di Nvidia non è incontrastata. I giganti del settore, tra cui Microsoft, Meta, OpenAI, Amazon e Google, hanno deciso di progettare i propri processori AI per ridurre la dipendenza dalla casa di Santa Clara e abbattere i costi. OpenAI, ad esempio, è prossima al lancio del proprio chip sviluppato in collaborazione con TSMC, utilizzando la tecnologia a 3 nanometri per massimizzare efficienza e prestazioni.

Taiwan sotto accusa: la Cina denuncia la cessione dell’industria dei chip agli Stati Uniti

La Cina ha recentemente accusato Taiwan di voler “regalare” la propria industria dei semiconduttori agli Stati Uniti in cambio di supporto politico da Washington. Questa dichiarazione segue notizie di discussioni tra Taiwan Semiconductor Manufacturing Co (TSMC) e Intel riguardo a una possibile acquisizione di quote, sebbene nessuna delle due aziende abbia confermato ufficialmente tali trattative.

Secondo Pechino, il Partito Progressista Democratico (DPP) al governo a Taiwan starebbe sfruttando l’industria dei semiconduttori per ottenere vantaggi personali e promuovere l’indipendenza dell’isola, che la Cina considera parte integrante del proprio territorio. Le autorità cinesi sostengono che questa strategia mira a trasferire tecnologie chiave agli Stati Uniti, mettendo a rischio la sovranità tecnologica regionale.

Washington rilancia la guerra dei chip: nuove restrizioni contro la Cina per frenare l’ascesa tecnologica

L’amministrazione Trump sta pianificando di rafforzare le restrizioni sui semiconduttori verso la Cina, ampliando gli sforzi precedenti per limitare i progressi tecnologici di Pechino. Recentemente, funzionari statunitensi hanno avviato discussioni con i loro omologhi giapponesi e olandesi per limitare la manutenzione delle apparecchiature per semiconduttori in Cina da parte di ingegneri di aziende come Tokyo Electron e ASML. Inoltre, sono in programma controlli più severi sulle esportazioni di chip Nvidia destinati al mercato cinese. L’obiettivo dell’amministrazione è ottenere il supporto di alleati chiave per implementare restrizioni simili a quelle già imposte alle aziende americane di apparecchiature per chip, come Lam Research, KLA e Applied Materials. Né i portavoce di Nvidia né il Ministero dell’Economia, del Commercio e dell’Industria giapponese hanno commentato la questione. Si attendono risposte da Tokyo Electron, ASML, dalla Casa Bianca e dal Ministero olandese del commercio estero.

Infineon riceve ok per aiuto di Stato per 920 milioni di euro

La Commissione Europea ha recentemente approvato un aiuto di Stato tedesco di 920 milioni di euro destinato a sostenere Infineon nella realizzazione di un nuovo impianto per la produzione di semiconduttori a Dresda.

Questo progetto, denominato MEGAFAB-DD, rappresenta un investimento totale di 3,5 miliardi di euro da parte di Infineon, segnando l’investimento più significativo nella storia dell’azienda. L’obiettivo principale dell’iniziativa è rafforzare la sicurezza dell’approvvigionamento, la resilienza e l’autonomia tecnologica dell’Unione Europea nel settore dei semiconduttori, in linea con gli obiettivi delineati nell’European Chips Act.

STMicroelectronics lancia il un nuovo chip fotonico

STMicroelectronics ha annunciato oggi il lancio di un nuovo chip fotonico sviluppato in collaborazione con Amazon Web Services, destinato al mercato dei data center per l’intelligenza artificiale (AI). Questo chip innovativo utilizza la luce anziché l’elettricità per migliorare la velocità e ridurre il consumo energetico nei ricetrasmettitori, componenti essenziali nei data center avanzati focalizzati sull’AI.

La partnership con AWS prevede l’implementazione di questa tecnologia nell’infrastruttura di Amazon, con la produzione prevista entro la fine dell’anno. Inoltre, STMicroelectronics sta collaborando con un importante fornitore di soluzioni ottiche per sviluppare le future generazioni di ricetrasmettitori, anche se il nome di questo partner non è stato divulgato.

HPE rivoluziona il calcolo AI con il sistema basato su Nvidia Blackwell

Hewlett Packard Enterprise (HPE) ha recentemente iniziato la spedizione dei suoi avanzati sistemi di calcolo AI, integrando la rivoluzionaria architettura Blackwell di Nvidia. Questa mossa rappresenta un significativo passo avanti nel panorama dell’intelligenza artificiale, offrendo potenza di calcolo senza precedenti e miglioramenti in termini di efficienza energetica.

L’architettura Blackwell di Nvidia è progettata per gestire modelli di linguaggio di grandi dimensioni con trilioni di parametri, consentendo alle organizzazioni di sviluppare e implementare applicazioni AI in tempo reale con costi operativi e consumi energetici ridotti fino a 25 volte rispetto alle generazioni precedenti.

Meta valuta l’acquisizione di FuriosaAI

Meta Platforms, la società madre di Facebook, sta valutando l’acquisizione di FuriosaAI, un’azienda specializzata nella produzione di chip per l’intelligenza artificiale. Questa mossa strategica evidenzia l’intento di Meta di rafforzare le proprie capacità nel settore dell’IA, integrando soluzioni hardware avanzate per ottimizzare le prestazioni delle sue piattaforme.

FuriosaAI è nota per la sua architettura innovativa, il Tensor Contraction Processor (TCP), progettata per eseguire operazioni di contrazione tensoriale in modo efficiente. Questa tecnologia consente un’elaborazione più rapida e un utilizzo ottimale delle risorse di memoria, aspetti cruciali per le applicazioni di deep learning su larga scala.

Nvidia e la Guerra dei Chip: OpenAI Sfida il Colosso con un Processore Proprietario

L’ascesa dell’intelligenza artificiale generativa ha consacrato Nvidia come il gigante incontrastato dei semiconduttori, grazie ai suoi avanzati GPU, diventati il cuore pulsante dei modelli IA più potenti. La domanda per l’H100, il chip di punta di Nvidia, ha superato di gran lunga l’offerta, facendo schizzare il valore dell’azienda sopra il trilione di dollari per la prima volta nella sua storia. Questa dipendenza dalle soluzioni Nvidia ha però spinto i principali player del settore Microsoft, Meta, OpenAI, Amazon e Google a sviluppare i propri chip personalizzati, nel tentativo di ridurre i costi e guadagnare autonomia strategica.

Il mercato dei semiconduttori è ormai il vero campo di battaglia per il predominio nell’intelligenza artificiale. Nvidia, AMD e Intel si sfidano nel rilascio di processori sempre più potenti ed efficienti, mentre i colossi tecnologici cercano di emanciparsi dalle loro soluzioni. Secondo un recente report di Reuters, OpenAI è pronta a lanciare il proprio chip AI già nel 2025. La società guidata da Sam Altman starebbe affinando il design del suo processore, con l’obiettivo di inviarlo a TSMC per la produzione nei prossimi mesi.

Nvidia e il ruolo strategico dei Chip nell’ecosistema dell’Intelligenza Artificiale

La recente pubblicazione della regola denominata “Artificial Intelligence Diffusion” nel Federal Register degli Stati Uniti il 15 gennaio rappresenta un punto cruciale per il controllo strategico delle tecnologie legate all’intelligenza artificiale. Con una dichiarazione della Casa Bianca che sottolinea la necessità di mantenere il controllo tecnologico sulle innovazioni chiave, il governo americano si pone l’obiettivo di proteggere la sicurezza nazionale e rafforzare la leadership economica e tecnologica del Paese.

Il regolamento entrerà in vigore dopo 120 giorni dalla pubblicazione e impone un regime di licenze globali per i prodotti Nvidia che rientrano nei parametri definiti come 3A090.a o 4A090.a. Tra i dispositivi interessati si trovano soluzioni di punta come A100, H100, B100 e la serie RTX 6000 Ada, insieme ad altre tecnologie di alto livello. La mossa mira a bilanciare la protezione dell’innovazione americana con l’accesso da parte di nazioni alleate, che potranno beneficiare di queste tecnologie senza restrizioni.

Intel Capital si reinventa: strategia e prospettive dello scorporo

Intel Corporation, uno dei pionieri globali nel settore dei semiconduttori, ha annunciato la separazione della sua divisione di capitale di rischio, Intel Capital, in un’entità indipendente. La decisione rappresenta un passo cruciale nell’ambito di una strategia aziendale mirata a semplificare le operazioni interne e ottimizzare l’efficienza, un approccio che riflette un trend crescente tra i giganti tecnologici globali.

Intel continuerà a ricoprire il ruolo di investitore nella nuova società, che si appresta a consolidare la propria indipendenza entro la fine dell’anno. Con oltre 30 anni di esperienza nel venture capital, Intel Capital cambierà nome e cercherà nuovi partner finanziari, uscendo dal tradizionale modello di dipendenza esclusiva dalla casa madre. I 5 miliardi di dollari in asset attualmente gestiti rappresentano un’importante base per questa transizione, che consentirà all’entità rinnovata di accedere a capitali esterni.

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