Il tema della violazione del diritto d’autore a causa delle tante e recenti applicazioni basate sull’intelligenza artificiale sta assumendo una dimensione più che rilevante a livello globale e locale. Da un lato, l’AI generativa offre opportunità straordinarie per artisti e creativi; dall’altro, solleva interrogativi etici e giuridici sulla tutela delle opere, come evidenziato dal recente rilascio di un aggiornamento di ChatGPT che consente di generare immagini nello stile di Studio Ghibli, la celebre casa di animazione fondata da Hayao Miyazaki. Il leggendario regista, oggi 84enne, aveva già espresso il suo disappunto nel 2016, definendo “assolutamente disgustosa” l’idea di una creazione AI ispirata alle sue opere. Ora, che il tema sia particolarmente delicato e al limite della legalità lo riconosce implicitamente lo stesso Sam Altman, fondatore di OpenAI, intervenuto sul tema dichiarando che l’azienda sta “rifiutando alcune creazioni che non potrebbero essere consentite, stiamo aggiustando questo aspetto il prima possibile”.
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L’intelligenza artificiale rappresenta una delle più grandi opportunità – e sfide – per l’Europa nei prossimi decenni. A sottolinearlo è Christine Lagarde, presidente della Banca Centrale Europea (BCE), in un discorso pronunciato durante una conferenza sull’AI organizzata dalla BCE. Con un tono pragmatico ma determinato, Lagarde ha delineato un futuro in cui l’Europa non può permettersi di restare indietro, come accaduto con la rivoluzione digitale di Internet, evidenziando i profondi cambiamenti che l’intelligenza artificiale porterà in termini di produttività, lavoro e disuguaglianze sociali.

In un mondo in cui le minacce alla sicurezza si evolvono rapidamente, l’Europa si prepara a un cambiamento epocale con ProtectEU, la nuova strategia per la sicurezza interna presentata dalla Commissione Europea. Annunciata dalla presidente Ursula von der Leyen nelle sue linee guida politiche, questa iniziativa ambiziosa mira a rafforzare la capacità dell’Unione Europea di proteggere i suoi cittadini, affrontando sia le minacce tradizionali che quelle emergenti in un panorama geopolitico sempre più complesso. Con un approccio che coinvolge l’intera società, ProtectEU si propone di rivoluzionare il modo in cui l’Europa gestisce la sicurezza interna, promuovendo una cooperazione più profonda, strumenti legali più rigorosi e una maggiore condivisione delle informazioni.

L’America torna grande. O almeno così dice Donald Trump, che ha annunciato l’introduzione di tariffe reciproche devastanti sui principali attori della catena di approvvigionamento dei semiconduttori. Cina colpita con un 34%, Taiwan con un 32% e il Giappone con un 24%. Un colpo diretto al cuore dell’industria tecnologica globale, con effetti immediati sui mercati finanziari e sull’intero ecosistema dei semiconduttori.
Dal Rose Garden della Casa Bianca, Trump ha proclamato quello che ha definito “il giorno della liberazione economica dell’America”, firmando un ordine esecutivo che introduce le nuove tariffe con un tono da crociata economica: “Abbiamo aspettato troppo a lungo… Oggi è il giorno in cui rendiamo l’America di nuovo ricca.” La strategia? Costringere le aziende tecnologiche a riportare la produzione in casa, evitando così i dazi.

Nel frenetico mondo dell’intelligenza artificiale, le alleanze strategiche sono all’ordine del giorno. Recentemente, si vocifera che Google stia per chiudere un accordo per noleggiare server Nvidia da CoreWeave, una mossa che potrebbe ridefinire le dinamiche del cloud computing.
CoreWeave, un tempo oscuro minatore di criptovalute, ha rapidamente scalato le vette del settore tecnologico, trasformandosi in un fornitore di infrastrutture cloud specializzato in GPU per applicazioni AI. Con il sostegno di Nvidia, che non solo fornisce i chip ma ha anche investito direttamente nell’azienda, CoreWeave ha visto la sua valutazione schizzare a 19 miliardi di dollari nel maggio 2024.

Luo Jianlan, una delle menti più brillanti nel campo dell’intelligenza artificiale e della robotica, ha lasciato Google per unirsi alla start-up cinese AgiBot, nota in patria come Zhiyuan. Il suo nuovo ruolo? Capo scienziato presso il Zhiyuan Embodied Intelligence Research Centre, un’iniziativa che punta a spingere la Cina in prima linea nella produzione di robot umanoidi avanzati.
Non è solo una mossa individuale, ma un segnale chiaro di una tendenza più ampia: il rientro in patria di scienziati formati negli Stati Uniti, pronti a contribuire all’ecosistema tecnologico cinese. Luo, con un dottorato conseguito alla UC Berkeley e un background di ricerca a Google X e DeepMind, porta con sé una profonda esperienza nell’autonomia a lungo termine per sistemi complessi.

Elon Musk, l’iconico imprenditore noto per le sue imprese spaziali e automobilistiche, sembra essere giunto al capolinea della sua avventura come “tagliatore di costi e di teste..” per il governo statunitense. Secondo un recente rapporto di Politico, il presidente Donald Trump avrebbe confidato ai suoi collaboratori più stretti che Musk si ritirerà nelle prossime settimane per tornare a concentrarsi sulle sue aziende, in particolare sulla travagliata Tesla.
La Casa Bianca ha minimizzato queste voci, affermando che Musk lascerà il suo incarico primaverile come previsto. Tuttavia, i segnali di una crescente tensione sono evidenti. Recentemente, in Wisconsin, l’elezione di Susan Crawford alla Corte Suprema dello Stato ha inflitto una sconfitta ai candidati conservatori sostenuti da Trump e Musk, evidenziando i limiti dell’influenza politica del magnate.


Dartmouth ha appena sganciato una bomba nel mondo della salute mentale: il primo trial clinico su un chatbot terapeutico basato sull’intelligenza artificiale, Therabot, ha portato a miglioramenti clinicamente significativi nei pazienti affetti da depressione, ansia e disturbi alimentari. La ricerca, pubblicata su NEJM AI il 27 marzo 2025, apre la strada a una domanda cruciale: possiamo davvero affidarci alle macchine per curare la nostra mente?
L’illusione della relazione terapeutica
I risultati dello studio sono sorprendenti: una riduzione del 51% dei sintomi nei pazienti depressi, del 31% in quelli ansiosi e del 19% nei soggetti con disturbi alimentari. Numeri che fanno impallidire molte terapie tradizionali. Ma il dato più interessante è un altro: le persone hanno interagito con Therabot come se fosse un terapeuta in carne e ossa. Hanno costruito con lui una “relazione”, rispondendo dettagliatamente ai suoi input e, in molti casi, iniziando autonomamente le conversazioni.

OpenAI ha recentemente annunciato il lancio dell’OpenAI Academy, un’iniziativa volta a democratizzare l’accesso all’intelligenza artificiale, offrendo corsi su ingegneria rapida, Recupero Augmentato Generativo (RAG), fine-tuning e utilizzo pratico di GPT-4.
L’Academy si propone di investire in sviluppatori e organizzazioni che utilizzano l’AI per risolvere problemi complessi e stimolare la crescita economica nelle loro comunità. Particolare attenzione è rivolta ai paesi a basso e medio reddito, dove l’accesso a formazione avanzata e risorse tecniche è spesso limitato.

Nintendo ha finalmente annunciato la Switch 2, la sua prima nuova console in otto anni, fissando l’uscita per il 5 giugno 2025. Con un prezzo di partenza di 450 dollari negli Stati Uniti, la nuova console costa significativamente di più rispetto ai 300 dollari della Switch originale del 2017. Il colosso giapponese dei videogiochi scommette che l’evoluzione della sua console ibrida gli permetterà di mantenere la leadership nel mercato, ma sarà sufficiente per convincere i giocatori a fare l’upgrade?
Un salto generazionale o una versione “Pro” sotto mentite spoglie?

Google continua a riorganizzare il suo reparto AI, e questa volta tocca a Sissie Hsaio, la manager che ha guidato il lancio dell’AI chatbot dell’azienda, Gemini (ex Bard). Secondo un report di Semafor, Hsaio si dimetterà dalla guida dell’app Gemini, lasciando il posto a Josh Woodward, attuale vicepresidente di Google Labs. La mossa sembra parte di un piano più ampio per ridefinire il futuro dell’intelligenza artificiale di Mountain View, con Google DeepMind che vuole “affinare il focus sulla prossima evoluzione dell’app Gemini”, come riportato nel memo interno scritto dal CEO Demis Hassabis.
Hsaio non lascia Google, almeno per ora. Dopo quasi vent’anni di carriera all’interno della compagnia, con incarichi in Search, Docs e, più recentemente, nella divisione AI, prenderà una “breve pausa” prima di tornare in una nuova posizione. Il suo successore, Josh Woodward, manterrà il suo ruolo attuale in Google Labs mentre prenderà in mano anche le redini di Gemini.

di Redazione Tech
I grandi modelli linguistici (LLM) come ChatGPT hanno rivoluzionato il modo in cui interagiamo con l’intelligenza artificiale, ma non sono privi di limiti. Uno dei problemi più critici è la generazione di contenuti “allucinati”, ovvero informazioni false o inventate presentate come vere. Questa tendenza rappresenta un rischio in contesti dove la correttezza fattuale è essenziale, come in ambito medico, giuridico o giornalistico.
Un team di ricercatori della Wroclaw University of Science and Technology e dell’University of Technology Sydney ha recentemente presentato FactSelfCheck, un innovativo metodo per identificare le allucinazioni a livello di singoli fatti, anziché di frasi o paragrafi. Il sistema si basa sulla costruzione di grafi della conoscenza (knowledge graph), dove ogni fatto è rappresentato come una tripla (soggetto, relazione, oggetto). Ad esempio, (“Albert Einstein”, “premio Nobel”, “1921”).

Amazon ha deciso di lanciare un’offerta last-minute per acquisire TikTok, proprio quando il tempo sta per scadere. Il 5 aprile è il termine ultimo imposto dall’amministrazione USA affinché il social network di ByteDance trovi un acquirente non cinese o affronti il ban definitivo nel paese.
Secondo Reuters, la proposta di Amazon è stata inviata direttamente al vicepresidente J.D. Vance e al Segretario del Commercio Howard Lutnick, ma molti degli attori coinvolti nei negoziati non la stanno prendendo seriamente. Sembra quasi un colpo di scena alla Jeff Bezos, uno di quei movimenti inattesi che potrebbero ribaltare la partita all’ultimo secondo.

Alibaba sta per piazzare un altro colpo nel settore dell’intelligenza artificiale, con il lancio imminente del Qwen3, la nuova generazione della sua serie di modelli linguistici avanzati (LLM). Dopo il successo di Qwen2.5-Omni-7B, che in pochi giorni ha scalato la classifica di Hugging Face come modello open-source più popolare, la multinazionale cinese sembra intenzionata a consolidare il suo ruolo di leader nel settore, sfidando i colossi occidentali con una strategia ben mirata: potenza, efficienza e accessibilità.
L’approccio di Alibaba è chiaro: il Qwen 3 non sarà un singolo modello, ma un’intera famiglia di varianti, tra cui il Qwen3-MoE, basato su un’architettura “mixture-of-experts” (MoE). Questo design, già adottato da realtà come DeepSeek per il suo V3, consente di ottimizzare i costi di addestramento e implementazione, rendendo il modello altamente scalabile e competitivo rispetto ai giganti americani.

Le grandi aziende tecnologiche cinesi non stanno aspettando che Washington alzi il muro: stanno comprando il futuro, finché possono. ByteDance, Alibaba e Tencent hanno ordinato chip Nvidia H20 per server AI per almeno 16 miliardi di dollari solo nei primi tre mesi del 2024. La corsa all’acquisto è guidata dalla paura di nuove restrizioni USA sulle vendite di semiconduttori avanzati alla Cina, un’arma geopolitica sempre più utilizzata da Washington per limitare l’ascesa tecnologica di Pechino.
Questi ordini rappresentano una pioggia d’oro per Nvidia, che in Cina ha generato 17 miliardi di dollari di fatturato nell’ultimo anno fiscale, pari al 13% del suo totale. Ma c’è un problema: Nvidia deve riuscire a consegnare i chip prima che scattino le nuove restrizioni. In caso contrario, il colosso californiano rischia di perdere miliardi e di vedere i suoi clienti cinesi bloccati da un’improvvisa stretta normativa.

L’entusiasmo per le auto elettriche e l’autonomia di guida in Cina ha subito un brusco risveglio con l’incidente mortale che ha coinvolto la Xiaomi SU7, il primo veicolo del gigante dell’elettronica. Tre persone hanno perso la vita, e la notizia ha scatenato un’ondata di critiche sulla sicurezza delle tecnologie di assistenza alla guida e sulla loro implementazione affrettata.
L’illusione del pilota automatico e la realtà della responsabilità
Il sistema di assistenza alla guida del SU7, attivato durante l’incidente, non ha impedito lo schianto contro una barriera in cemento a 116 km/h. Xiaomi ha confermato che il sistema aveva avvisato il conducente due secondi prima dell’impatto, ma questo solleva interrogativi: è sufficiente un allarme con così poco preavviso? E, soprattutto, quanti utenti capiscono davvero come usare questi sistemi?
OpenAI ha appena lanciato una nuova voce per ChatGPT, e no, non è la solita assistente virtuale neutrale e accomodante. Si chiama “Monday” e, a giudicare dai primi test, sembra più un adolescente svogliato appena strappato dal letto che un’intelligenza artificiale pronta ad aiutarti. È disponibile fino alla fine di aprile e, secondo la portavoce di OpenAI Taya Christianson, è stata progettata per offrire un’esperienza “diversa” agli utenti.
Ma cosa significa davvero “diversa”? Beh, se ti sei mai chiesto come sarebbe interagire con un chatbot che risponde con sospiri esasperati, sarcasmo tagliente e quell’energia passivo-aggressiva che di solito riservi al primo giorno della settimana, Monday è qui per offrirti esattamente questo.
L’effetto è straniante: non è la solita voce artificiale che tenta disperatamente di sembrare umana attraverso un’eccessiva cordialità, ma qualcosa di più realistico e, oserei dire, irritante in modo geniale. Immagina di chiedere un riepilogo delle ultime notizie e ricevere una risposta tipo: “Ugh, vuoi davvero saperlo? Ok, ma solo perché insisti…”. O peggio, un calcolo matematico seguito da un: “Spero che questo non fosse troppo difficile da capire per te…”.
Dietro questa scelta, ovviamente, c’è una strategia ben precisa. OpenAI sta testando fino a che punto gli utenti sono disposti a tollerare un chatbot meno ossequioso e più “autentico”, sfruttando il fascino dell’ironia e della personalità. E, diciamocelo, se la tecnologia deve davvero diventare più umana, non possiamo aspettarci solo voci educate e servizievoli. A volte, anche l’intelligenza artificiale ha bisogno di un caffè prima di iniziare la giornata.

Zhu Songchun, Chair Professor, Peking University & Tsinghua University. Founding Director, Beijing Institute for General Artifical Intelligence (BIGAI) Dean, Institute for Artifical Intelligence & School of Intelligence Science and Technology, Peking University, uno dei massimi esperti cinesi di intelligenza artificiale, ha lanciato un monito chiaro:
la Cina rischia di perdersi in un vortice di investimenti caotici nell’IA, inseguendo modelli occidentali senza una solida base teorica e filosofica.
Durante il Zhongguancun Forum di Pechino, Zhu ha criticato la mancanza di comprensione profonda della tecnologia da parte di governi, media e opinione pubblica, sottolineando come questa lacuna renda difficile una pianificazione strategica efficace.

Negli ultimi anni, Pechino ha investito massicciamente nell’intelligenza artificiale, cercando di costruire un ecosistema tecnologico in grado di competere con i giganti americani. Il lancio di chatbot come DeepSeek, capace di rivaleggiare con ChatGPT, ha dimostrato la rapidità con cui la Cina sta colmando il gap tecnologico. Tuttavia, secondo Zhu, il vero progresso non può limitarsi agli strati superficiali dell’innovazione, come algoritmi e modelli, ma deve scavare più in profondità, nelle fondamenta teoriche e filosofiche dell’IA.

OpenAI ha finalmente reso disponibile a tutti il suo generatore di immagini aggiornato, quello che ha fatto il giro del web per la sua incredibile capacità di ricreare lo stile artistico di Studio Ghibli con una fedeltà inquietante. Dopo una partenza riservata ai piani a pagamento, seguita da un’improvvisa retromarcia per il sovraccarico dei server, ora anche gli utenti gratuiti possono testare il potente strumento di AI.
Sam Altman, CEO di OpenAI, ha annunciato la notizia su X (ex Twitter), confermando che l’aggiornamento è stato esteso agli utenti free. Tuttavia, le limitazioni rimangono: l’azienda non specifica il tetto massimo di utilizzi, ma dalle dichiarazioni precedenti di Altman sembra che gli utenti gratuiti possano generare fino a tre immagini al giorno prima di essere invitati a mettere mano al portafoglio.

Il campo delle interfacce cervello-computer (BCI) si sta rapidamente trasformando da un sogno fantascientifico a una realtà concreta, e la competizione tra Stati Uniti e Cina per il dominio tecnologico si sta facendo sempre più serrata. Fino a pochi mesi fa, Neuralink di Elon Musk sembrava il principale candidato al trono di questa rivoluzione, ma ora la Cina ha ufficialmente raggiunto la stessa soglia di progresso con il suo sistema Beinao No 1, sviluppato dall’Istituto di Ricerca sul Cervello di Pechino (CIBR) e dalla sua startup affiliata NeuCyber NeuroTech.
Tra febbraio e marzo, Beinao No 1 ha eseguito con successo tre impianti su pazienti umani, gli stessi numeri finora dichiarati da Neuralink. Questo segna un punto di svolta per la Cina, che non solo ha raggiunto gli Stati Uniti nel numero di pazienti impiantati, ma ha anche ottenuto il supporto attivo del governo per la commercializzazione della tecnologia. La provincia dell’Hubei ha già stabilito un tariffario ufficiale per gli impianti cerebrali: 6.552 yuan (circa 902 dollari) per l’operazione e 3.139 yuan per la rimozione. Anche i dispositivi non invasivi hanno un prezzo fisso, 966 yuan per l’adattamento. Una mossa che evidenzia la strategia di Pechino per trasformare la BCI in un mercato accessibile e scalabile.

Nel panorama tecnologico odierno, dove l’intelligenza artificiale (IA) richiede sempre più potenza di calcolo e velocità di elaborazione, Lightmatter emerge come una startup all’avanguardia, proponendo soluzioni basate sulla fotonica per superare i limiti dei tradizionali chip elettronici. Fondata nel 2017 da tre ex studenti del MIT, Lightmatter ha recentemente svelato nuove tecnologie destinate a rivoluzionare il settore dei chip per l’IA.
La tecnologia di Lightmatter si basa sull’uso della luce per trasmettere informazioni tra i chip, sostituendo i segnali elettrici con connessioni ottiche. Questo approccio, noto come silicon photonics, permette di muovere i dati utilizzando la luce, offrendo vantaggi significativi in termini di velocità e efficienza energetica. In un’epoca in cui le applicazioni di IA, come chatbot e generatori di immagini, richiedono connessioni sempre più rapide tra i chip, l’adozione di tecnologie ottiche rappresenta una svolta cruciale.

Lunedì, l’ex presidente Donald Trump ha firmato un ordine esecutivo per istituire un nuovo ufficio che supervisionerà la CHIPS and Science Act e faciliterà investimenti esteri superiori al miliardo di dollari negli Stati Uniti. Il nuovo ente, denominato United States Investment Accelerator, sarà ospitato all’interno del Dipartimento del Commercio e si occuperà direttamente della gestione dell’ufficio CHIPS Program, responsabile della distribuzione dei 57,2 miliardi di dollari stanziati per rafforzare la ricerca e la produzione di semiconduttori negli Stati Uniti.

Isomorphic Labs, la sussidiaria di Alphabet specializzata nella scoperta di farmaci basata sull’intelligenza artificiale, ha raccolto 600 milioni di dollari nel suo primo round di finanziamento. La notizia, annunciata lunedì, segna un passo significativo nell’accelerazione della ricerca farmaceutica attraverso l’AI, consolidando il dominio di Alphabet nel settore biotecnologico.
A guidare il round di investimento è stata Thrive Capital, un nome ben noto nel panorama tecnologico e uno dei principali investitori in OpenAI. Anche Alphabet e Google Ventures altra controllata di Alphabet hanno partecipato al finanziamento, a dimostrazione dell’impegno della casa madre nel portare l’intelligenza artificiale nel mondo della medicina.

L’ennesima puntata della saga OpenAI si arricchisce di un colpo di scena che farebbe impallidire persino Wall Street: SoftBank guida un mega round d’investimento da 40 miliardi di dollari, catapultando la startup a una valutazione stratosferica di 300 miliardi. Un record assoluto per una tech company privata, almeno secondo CNBC.
Sono soldi falsi», ha affermato Andrew Verstein, professore di legge presso la facoltà di giurisprudenza dell’Università della California, Los Angeles. «È come usare i soldi del Monopoli per acquistare carte Pokémon
Annuncio: https://openai.com/index/march-funding-updates/
Per ora, OpenAI si mette in tasca 10 miliardi in contanti – 7,5 miliardi direttamente da SoftBank e 2,5 da un non meglio precisato “sindacato di investitori”, secondo Bloomberg. Ma c’è un piccolo dettaglio: il resto dei soldi, 30 miliardi, arriverà solo se OpenAI completerà la sua mutazione da entità “non profit” a un’azienda for-profit entro fine anno. Altrimenti? Un quarto del finanziamento potrebbe volatilizzarsi come un prompt mal formulato.

Microsoft sta finalmente portando le sue funzionalità AI di punta su una gamma più ampia di dispositivi, estendendo il supporto ai PC Copilot Plus con processori Intel e AMD. Tra le novità più attese c’è Live Captions, che permette di tradurre in tempo reale l’audio in sottotitoli in inglese, supportando decine di lingue.
Dopo mesi di test iniziati a dicembre, questa funzione è ora disponibile attraverso l’ultimo aggiornamento di Windows 11, insieme a una serie di strumenti AI che mirano a rendere l’esperienza utente più intuitiva e interattiva. Tra questi, spicca Cocreator, un’innovazione per Paint che sfrutta l’intelligenza artificiale per generare immagini a partire da un testo descrittivo e dai disegni dell’utente. In altre parole, basta uno schizzo e un prompt per vedere la propria idea prendere vita.

Dal 1° aprile al 1° giugno, Coca-Cola offrirà un’esperienza unica grazie all’uso dell’intelligenza artificiale presso i suoi distributori Freestyle. Scansiona il codice QR “Condividi una Coca-Cola” presente sulla macchina e l’IA creerà un mix personalizzato di bevande, ispirato al tuo nome e agli adesivi che utilizzerai per decorare una tazza digitale. Un’innovativa opportunità per assaporare combinazioni uniche e sorprendenti!

Il fenomeno della cosidetta “Ghiblificazione” ha colpito duro. La nuova funzionalità di generazione immagini di ChatGPT, potenziata da GPT-4o, ha fatto impazzire gli utenti, portando la piattaforma OpenAI al limite. Il risultato? Un collasso temporaneo del sistema e un’esplosione di interrogativi sul futuro della creatività, dei diritti d’autore e della sostenibilità dell’intelligenza artificiale nel mondo dell’arte digitale.

L’industria del doppiaggio in Italia è da sempre un’eccellenza riconosciuta a livello globale. Eppure, l’avanzata dell’intelligenza artificiale generativa minaccia di trasformare radicalmente questo settore, sollevando questioni cruciali su diritti d’autore, proprietà intellettuale e tutela del lavoro umano. A lanciare l’allarme è la Commissione Cultura della Camera, che ha presentato una risoluzione, con l’obiettivo di proteggere i professionisti del doppiaggio dall’uso indiscriminato delle loro voci da parte dei modelli di AI.

OpenAI, la startup sostenuta da Microsoft, ha annunciato l’intenzione di rilasciare nei prossimi mesi un nuovo modello linguistico open-weight, il primo dalla pubblicazione di GPT-2. Questo modello avrà pesi accessibili al pubblico, permettendo agli sviluppatori di analizzarli e perfezionarli senza necessità dei dati di addestramento originali.
Sam Altman, CEO di OpenAI, ha dichiarato che, sebbene l’azienda stesse considerando questa mossa da tempo, altre priorità avevano preso il sopravvento. Ora, tuttavia, ritiene che sia il momento giusto per procedere. Prima del rilascio, il modello sarà valutato secondo il loro framework di preparazione, con ulteriori lavori per anticipare le modifiche post-rilascio.

Microsoft chiude il suo laboratorio AI a Shanghai, Apple perde un altro ingegnere di punta, e nel frattempo Trump usa TikTok come merce di scambio nei negoziati con Pechino. Tre notizie separate, ma un unico filo conduttore: la disgregazione tecnologica tra Stati Uniti e Cina sta accelerando, con effetti imprevedibili.
Microsoft e la ritirata silenziosa
La chiusura del laboratorio AI di Microsoft a Shanghai è solo l’ultimo segnale di un trend ormai evidente: le grandi aziende tecnologiche occidentali stanno riducendo la loro presenza in Cina. Ufficialmente, la decisione sarebbe legata a una riorganizzazione interna e alla crescente concorrenza dei colossi cinesi dell’intelligenza artificiale come Baidu e Huawei. Ma il contesto geopolitico è innegabile: tra tensioni sui semiconduttori, divieti commerciali e spionaggio industriale, la Silicon Valley non si fida più del mercato cinese.

Amazon ha ufficialmente lanciato Alexa Plus, la nuova versione potenziata dall’intelligenza artificiale del suo assistente vocale, ma solo per un numero ristretto di utenti. Secondo quanto confermato dalla portavoce Kristy Schmidt a The Verge, il rollout è stato limitato e, soprattutto, privo di molte delle funzionalità che Amazon aveva promesso durante il suo recente evento dedicato ai dispositivi smart.
Gli utenti che hanno accesso anticipato a Alexa Plus possono utilizzare alcune funzioni come ordinare un Uber, identificare oggetti, scrivere email e cercare prodotti online. Tuttavia, molte delle feature più attese come il brainstorming di idee regalo, l’ordine vocale della spesa e l’integrazione con il browser sono state escluse dal lancio iniziale. Amazon giustifica queste assenze dicendo che alcune funzioni “non soddisfano ancora gli standard per il rilascio pubblico”, secondo quanto riportato dal Washington Post.

Nella remota regione dell’Altopiano del Loess, nella provincia cinese dello Shaanxi, dove l’estrazione del carbone è da sempre sinonimo di fatica estenuante e condizioni pericolose, la miniera di Dahaize sta riscrivendo le regole del settore.
Questo gigante statale, gestito dal China National Coal Group, prospera persino in un’epoca di calo dei prezzi del carbone, registrando un impressionante margine di profitto netto del 40% nel 2024. Per fare un paragone, il colosso di Wall Street Morgan Stanley nello stesso periodo si è fermato a poco più del 20%.

Nel panorama sempre più intricato delle relazioni tra settore pubblico e privato, Elon Musk continua a dimostrare una capacità unica di navigare e, talvolta, manipolare le correnti a suo favore. Recentemente, si è assistito a un fenomeno curioso: alcuni membri del Dipartimento per l’Efficienza Governativa (DOGE), l’entità semi-ufficiale guidata da Musk con l’obiettivo dichiarato di snellire la burocrazia federale, stanno facendo ritorno, in modo discreto, alle sue aziende private.
Prendiamo il caso di Marko Elez. Inizialmente allontanato dal Dipartimento del Tesoro a causa di post razzisti sui social media, Elez è stato successivamente reintegrato come dipendente del Dipartimento del Lavoro, con incarichi presso il Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani (HHS) e altre agenzie. Le sue mansioni attuali lo vedono coinvolto in sistemi sensibili legati al supporto infantile, Medicare, Medicaid e contratti dell’HHS. Questa rivelazione è emersa nel contesto di una causa legale che mette in discussione l’accesso del team DOGE a database federali sensibili.

Apple non si accontenta più di tracciare passi, sonno e battito cardiaco. Il colosso di Cupertino sta lavorando a un restyling della sua app Salute che promette di fare molto di più: integrare un agente basato sull’intelligenza artificiale, progettato per replicare un medico. Un’idea che ha il potenziale di rivoluzionare la sanità digitale, ma anche di sollevare questioni etiche e legali enormi.
Secondo il rapporto che ha fatto emergere la notizia, l’obiettivo è chiaro: raccogliere dati dagli utenti – più di quanti già non ne immagazzini – per offrire raccomandazioni sanitarie personalizzate. Apple starebbe attualmente addestrando questo agente con l’aiuto dei propri dottori interni, il che suggerisce un livello di ambizione molto più alto rispetto ai tradizionali assistenti digitali. Se Siri, finora, ha avuto un ruolo marginale nella gestione della salute degli utenti, questa nuova IA promette di essere un vero e proprio coach sanitario virtuale, capace di suggerire diete, monitorare l’assunzione di cibo e fornire consigli sulla base delle abitudini quotidiane.

L’idea che un assistente virtuale possa essere un amico fidato è una delle più grandi illusioni dell’era digitale. Dietro l’apparente neutralità di un chatbot si cela una realtà ben più inquietante: il 30% delle app di intelligenza artificiale più popolari condivide i tuoi dati con terze parti.
Abbiamo analizzato le pratiche di raccolta dati dei 10 chatbot più diffusi sull’Apple Store, da Google Gemini a DeepSeek, ChatGPT e altri. I risultati? Ogni chatbot raccoglie informazioni su di te, con una media di 11 tipi di dati per app su un totale di 35 possibili categorie. Alcuni arrivano a collezionare dettagli inquietanti, come la posizione precisa, lo storico delle ricerche e persino la tua lista contatti.

Jacob Helberg è il tipo di personaggio che riassume in sé tutte le contraddizioni e le peculiarità della politica americana contemporanea: giovane, ebreo, apertamente LGBT, ex finanziatore democratico ora convertito al trumpismo e, soprattutto, un feroce falco anti-Cina.
Nominato sottosegretario di Stato per la crescita economica, l’energia e l’ambiente da Donald Trump, Helberg non è solo un tecnocrate con un passato accademico solido, ma anche un insider della Silicon Valley con connessioni profonde nel mondo delle big tech e della sicurezza informatica. E, come si conviene a una figura del genere, ha finanziato il ritorno di Trump..

L’intelligenza artificiale non sta solo rivoluzionando il mondo del lavoro e della creatività, ma sta trasformando in profondità anche l’industria pubblicitaria. E se pensavi che gli annunci personalizzati fossero già abbastanza inquietanti, preparati: stanno per diventare ancora più subdoli, pervasivi e iper-mirate.
Nvidia, ha sperimentato pubblicità interamente generate dall’AI in collaborazione con colossi del settore come Unilever. Il concetto è semplice quanto diabolico: un’azienda carica una manciata di risorse creative e informazioni demografiche di base, dopodiché l’AI fa il resto, generando un numero infinito di varianti personalizzate per ogni singolo utente.