Intelligenza Artificiale, Innovazione e Trasformazione Digitale

Autore: Dina Pagina 4 di 31

Direttore senior IT noto per migliorare le prestazioni, contrastare sfide complesse e guidare il successo e la crescita aziendale attraverso leadership tecnologica, implementazione digitale, soluzioni innovative ed eccellenza operativa.

Con oltre 20 anni di esperienza nella Ricerca & Sviluppo e nella gestione di progetti di crescita, vanto una solida storia di successo nella progettazione ed esecuzione di strategie di trasformazione basate su dati e piani di cambiamento culturale.

Il meteo di Trump: tariffe oggi, ripensamenti domani

Il mercato si schianta, la Casa Bianca balbetta, i dazi vanno e vengono come un temporale estivo. Se non ti piace la politica commerciale di Trump, aspetta cinque minuti: cambierà di nuovo. Martedì sera, dopo due giorni di svendite di mercato causate dai suoi dazi su Canada e Messico, il segretario al Commercio Howard Lutnick è andato in TV a promettere che mercoledì sarebbe arrivato un compromesso. (Foxnews)

“Il mercato è crollato? Beh, forse scherzavamo.”

Gli investitori hanno capito il messaggio: mercoledì i mercati riprenderanno fiato, recuperando parte del 3% perso nello S&P 500. Ma chi pensa di poter rilassare i nervi, si sbaglia di grosso. Lutnick (Bloomberg) ha legato l’esistenza dei dazi al tasso di morti per fentanyl negli USA un criterio che, in termini di prevedibilità economica, è degno di un oroscopo finanziario. Oggi le tariffe servono, domani chissà.

Open Washing: il destino inevitabile dell’open source nell’AI

L’evoluzione di Mistral AI negli ultimi due anni è un chiaro esempio di un trend inevitabile nel settore dell’intelligenza artificiale: il passaggio da un modello completamente open source a una struttura ibrida, fino all’introduzione di abbonamenti. Questo fenomeno, noto come open washing, si verifica quando un’azienda inizia con una forte impronta open source per attrarre utenti e sviluppatori, ma poi si sposta progressivamente verso un modello chiuso e commerciale per garantire la sostenibilità economica.

Nel 2023, Mistral AI ha fatto il suo ingresso con un approccio radicalmente aperto, rilasciando modelli con pesi accessibili a tutti. Questo ha generato entusiasmo e ha contribuito a diffondere il suo nome nella comunità AI. Tuttavia, un modello di business basato esclusivamente sull’open source puro è difficile da sostenere nel lungo periodo. La ricerca, l’addestramento e l’infrastruttura necessaria per sviluppare modelli avanzati di intelligenza artificiale richiedono investimenti significativi.

Un caffè al Bar dei Daini: Nvidia e Amazon segnali contrastanti nei mercati tecnologici

Nvidia e Amazon, due colossi tecnologici, stanno attraversando fasi finanziarie degne di nota all’inizio del 2025. Nvidia ha subito un calo significativo del valore delle sue azioni, mentre Amazon è entrata in una fase di ipervenduto per la prima volta in sette mesi.

Nvidia ha registrato un calo dell’8,7% in un solo giorno e una diminuzione complessiva del 15% dall’inizio dell’anno. Questo declino è sorprendente, considerando che l’azienda ha recentemente lanciato il suo prodotto di punta, Blackwell, con vendite per 11 miliardi di dollari nel trimestre precedente. Nonostante ciò, l’analista di Bernstein, Stacy Rasgon, vede in questa situazione un’opportunità per gli investitori. Le azioni di Nvidia sono attualmente scambiate a un premio leggermente superiore rispetto all’S&P 500, il più basso dal 2016, e al di sotto della parità rispetto al PHLX Semiconductor Index, vicino ai minimi decennali. Inoltre, il titolo viene scambiato a 25 volte gli utili futuri, il multiplo più basso in un anno. Storicamente, acquistare Nvidia a questa valutazione si è rivelato redditizio per gli investitori.

John Patten, il visionario che vuole regalare l’economia all’AI

John Patten, il co-fondatore di Treasure, ha una missione: trasformare il gaming e la finanza decentralizzata in un parco giochi per l’intelligenza artificiale. Dal 2017, anno del suo battesimo nel mondo cripto (un’epoca in cui si poteva ancora far soldi con NFT di gattini pixelati), Patten ha contribuito a vari progetti, tra cui Osmosis, per poi fondare Treasure nel 2021. Nato come un’iniziativa NFT, oggi Treasure si è evoluto in quella che alcuni definiscono “una console di gioco decentralizzata” e altri un’altra bolla speculativa in attesa di esplodere.

Fermion Protocol: il futuro della tokenizzazione di beni di lusso nel web3

Fermion Protocol si prepara a rivoluzionare il settore della tokenizzazione di asset reali (RWA) con un ambizioso progetto basato su Ethereum Layer-2 Base. La sua strategia di lancio prevede la frazionizzazione del celebre Glass Suit di Dolce & Gabbana, un’opera d’arte digitale e fisica acquistata per 1 milione di dollari nel 2021. Questo asset, originariamente tokenizzato come NFT sulla blockchain di Ethereum, è destinato a diventare il primo esempio di una nuova generazione di beni di lusso digitalizzati e accessibili attraverso la blockchain.

Amazon sfida OpenAI con Nova: il nuovo modello AI con ragionamento avanzato

Amazon sta sviluppando un proprio modello di intelligenza artificiale con capacità avanzate di ragionamento, un passo che potrebbe ridefinire la competizione nel settore. Secondo Business Insider, il nuovo sistema, che verrà lanciato sotto il marchio Nova a giugno, punta a integrare un approccio di hybrid reasoning per offrire risposte più rapide e un pensiero esteso più complesso all’interno di un’unica piattaforma.

L’intelligenza artificiale analizza il Los Angeles Times per pregiudizi: il risultato è esilarante

Patrick Soon-Shiong, miliardario proprietario del Los Angeles Times, ha annunciato che il giornale utilizzerà l’intelligenza artificiale per etichettare gli articoli con una nuova dicitura chiamata “Voices“, che segnala quelli con un punto di vista esplicito o scritti in chiave personale. Inoltre, alcuni pezzi riceveranno “Insights”, riassunti generati dall’IA che includono anche “punti di vista differenti“. L’obiettivo dichiarato? Dare ai lettori una panoramica più ampia e trasparente delle notizie.

L’iniziativa ha provocato l’ira della redazione e del sindacato del giornale. Il vicepresidente della LA Times Guild, Matt Hamilton, ha dichiarato che distinguere tra notizie e opinioni è importante, ma affidare il compito a un’IA senza supervisione editoriale rischia di minare la fiducia nel giornalismo. E a giudicare dai primi risultati, sembra che avesse ragione.

L’emozione lineare: la frizione tra umani e IA

Il lato emotivo dell’intelligenza artificiale è probabilmente uno dei più sottovalutati, e non mi riferisco solo al concetto di “grande distacco”. Da tempo è noto che l’IA sta imparando a leggere, riconoscere e reagire alle nostre emozioni, e che può mostrare empatia e calma in situazioni in cui un dipendente umano potrebbe aver già perso la pazienza. È anche noto che, a volte, gli esseri umani preferiscono interagire con i chatbot, trovandoli più empatici rispetto agli umani, finché non scoprono che stavano interagendo con una macchina, momento in cui la situazione cambia radicalmente.

Potremmo obiettare che questo accade solo perché non siamo ancora abituati a questa dinamica. Un tempo, ad esempio, le amicizie online o qualsiasi cosa accadesse nel contesto digitale venivano etichettate come “non reali”, ma oggi non usiamo più molto i termini “virtuale” o “online”. Ci siamo abituati ai social media e ora, lentamente, ci abitueremo anche agli “umani” creati dall’IA. Ma è davvero così semplice?

Coreweave tra il sogno AI e il rischio Microsoft: l’IPO che fa tremare wall street

CoreWeave si prepara a fare il grande salto con una IPO che promette scintille, offrendo agli investitori un’altra via per cavalcare l’onda dell’intelligenza artificiale. E a prima vista, il suo percorso sembra da manuale: ricavi esplosi a 1,9 miliardi di dollari, un aumento di otto volte che farebbe impallidire persino le startup più ambiziose. Ma come spesso accade nella Silicon Valley, non è tutto oro quel che luccica.

Microsoft, cliente e al tempo stesso potenziale carnefice di CoreWeave, rappresenta il 62% del fatturato della società. Una concentrazione del rischio così elevata non è certo musica per le orecchie degli investitori, che sanno bene quanto possa essere volubile il gigante di Redmond. Oggi ha bisogno di CoreWeave per gestire la fame insaziabile di potenza di calcolo dell’AI, domani potrebbe decidere di farne a meno. Soprattutto se, come pare, l’offerta di data center AI inizierà a normalizzarsi.

Il grande inganno del “biocomputing”: neuron marketing per vendere fumo

L’industria tech ha sempre avuto un talento straordinario nel vendere sogni confezionati come rivoluzioni, ma questa volta Cortical Labs si è superata. Con il loro CL1 e la cosiddetta “Cortical Cloud“, promettono di aver creato il primo computer biologico code-deployable. Una fusione tra neuroni coltivati in laboratorio e chip di silicio, capace di apprendere in modo intuitivo, con una presunta efficienza senza precedenti. Sembra il trailer di un film di fantascienza, ma nella realtà, dietro il fumo delle buzzword, la sostanza è molto più discutibile.

L’intelligenza spaziale è la cenerentola dell’AI: tutti la vogliono, nessuno la nomina

Nel mondo dell’Intelligenza Artificiale, ci sono le rockstar e ci sono gli outsider. Da una parte, abbiamo i Large Language Models (LLM), le celebrità del momento, i modelli linguistici che monopolizzano l’attenzione dei media, delle aziende e degli investitori. ChatGPT, Gemini, Claude: tutti ne parlano, tutti vogliono un pezzo della torta. Ma poi c’è una branca dell’AI che viene trattata come il parente imbarazzante alle cene di famiglia: l’Intelligenza Spaziale, ovvero la capacità di un’AI di comprendere e simulare il mondo fisico in tre dimensioni, nel tempo e nello spazio.

Chiamatela Spatial Intelligence, Physical Intelligence, Geospatial AI o World Models. Non sapete quale nome usare? Bene, ecco il primo problema.

Microsoft lancia Dragon Copilot, l’assistente AI per il settore sanitario

Microsoft ha recentemente introdotto Dragon Copilot, un assistente AI progettato specificamente per il settore sanitario. Questo sistema combina la tecnologia di riconoscimento vocale di Nuance, acquisita da Microsoft nel 2021, con avanzate capacità di intelligenza artificiale per assistere i professionisti sanitari nella documentazione clinica e in altre attività amministrative.

Dragon Copilot offre diverse funzionalità chiave. Innanzitutto, automatizza la creazione di note cliniche durante le visite, riducendo significativamente il carico amministrativo per i medici e permettendo loro di concentrarsi maggiormente sulla cura del paziente. Inoltre, il sistema supporta la dettatura in linguaggio naturale e la creazione di note multilingue, facilitando la comunicazione in ambienti sanitari diversificati. Tra le altre capacità, Dragon Copilot può generare ordini medici, riassunti clinici e lettere di referral, contribuendo a migliorare l’efficienza operativa all’interno degli studi medici e degli ospedali.

L’evoluzione della programmazione nell’era dell’IA

Si parla molto della possibilità che gli sviluppatori software perdano il lavoro a causa dell’IA. Tuttavia, non si tratta della fine della programmazione, ma della fine della programmazione come la conosciamo oggi. Questo mese è apparso un interessante editoriale che ne ripercorre l’evoluzione.

O'Reilly home

In un panorama tecnologico in rapida evoluzione, l’intelligenza artificiale (IA) sta ridefinendo il settore della programmazione, suscitando timori e speranze tra gli sviluppatori di software. Contrariamente alle previsioni più pessimistiche, non si tratta della fine della programmazione, ma di una trasformazione radicale che richiede nuove competenze e apre orizzonti inesplorati.

L’intelligenza artificiale diventa più economica: la rivoluzione della “distillazione” e la sfida per i giganti tech

Nel panorama in rapida evoluzione dell’intelligenza artificiale, una nuova tecnica sta rivoluzionando il modo in cui i modelli vengono sviluppati, riducendo drasticamente i costi e democratizzando l’accesso a strumenti avanzati. Si tratta della “distillazione”, un processo che permette di trasferire le capacità di un modello AI di grandi dimensioni a uno più piccolo e leggero, mantenendo al contempo prestazioni elevate. Questa innovazione ha già sconvolto il settore, mettendo in discussione la supremazia di colossi come OpenAI, Microsoft e Meta, e favorendo l’ascesa di nuove realtà come la cinese DeepSeek.

Sergey Brin ai suoi schiavi: “turbocharged o siete fuori”

Sergey Brin è tornato. No, non per riprendersi le redini di Google, ma per dare una bella scossa ai poveri ingegneri di DeepMind, perché a quanto pare non stanno correndo abbastanza nella maratona dell’Intelligenza Artificiale. Il cofondatore di Google, che aveva mollato tutto nel 2019 per godersi la vita da miliardario, ha deciso che ora è il momento di mettere il turbo. E cosa c’è di meglio di un’email motivazionale per trasformare il lunedì mattina di un programmatore in un incubo a occhi aperti?

Brin ha gentilmente suggerito (NYTimes) ai dipendenti di DeepMind di abituarsi a lavorare 60 ore a settimana (perché dormire è sopravvalutato), di presentarsi in ufficio “almeno ogni giorno lavorativo” (che in codice aziendale significa: scordatevi lo smart working) e, soprattutto, di fare tutto più velocemente e in modo più semplice. Insomma, un messaggio rassicurante per chi pensava di avere ancora un briciolo di equilibrio tra vita e lavoro.

L’intelligenza artificiale trasforma gli accenti nei call center: rivoluzione o discriminazione?

L’industria dei call center sta vivendo una trasformazione epocale grazie all’intelligenza artificiale. Teleperformance SE, uno dei principali attori del settore, ha introdotto un sistema AI in grado di “ammorbidire” l’accento degli operatori indiani che parlano inglese, rendendoli più comprensibili ai clienti. Secondo un’inchiesta di Bloomberg, questa tecnologia viene implementata in tempo reale, modificando la voce degli operatori per avvicinarla a un accento più neutro.

I nuovi Galaxy A56, A36 e A26 Samsung ci riprova: AI “intelligente” anche per chi non vuole vendere un rene

Samsung ha deciso che anche chi compra uno smartphone economico merita un assaggio dell’intelligenza artificiale – o almeno di quella che l’azienda chiama con una certa enfasi “awesome intelligence” (tradotto: un po’ di AI in salsa Galaxy). I nuovi Galaxy A56, A36 e A26 ricevono quindi una spruzzata di funzioni AI già viste sulla serie premium Galaxy S25, nella speranza di convincere anche i più scettici a entrare nel futuro tecnologico a basso costo.

Tra le chicche c’è Best Face, una feature che permette di sostituire le espressioni facciali di fino a cinque persone in una foto animata, così da eliminare l’amico che ha chiuso gli occhi o il parente che ha deciso di guardare altrove proprio nel momento sbagliato. Se suona familiare, è perché Google lo fa già con Best Take sui Pixel, ma Samsung sa bene che il pubblico si lascia ancora impressionare da queste magie digitali.

Il paradosso degli “AI wrapper”: da meme a opportunità miliardaria

Nel panorama tech, il termine “AI Wrapper” è diventato sinonimo di startup senza futuro, un insulto educato per indicare aziende che costruiscono applicazioni leggere sfruttando API di modelli AI preesistenti senza un reale valore aggiunto. L’esempio classico?

Le app che permettono di “chattare con un PDF”, nate nel vuoto lasciato da OpenAI prima che introducesse il supporto per l’upload di documenti. Un paio di sviluppatori, un weekend di coding, ed ecco il nuovo giocattolo pronto per il mercato.

Protetto: 𝗣𝗲𝗿𝗰𝗵𝗲́ 𝗹𝗲 𝗼𝗿𝗴𝗮𝗻𝗶𝘇𝘇𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 𝗱𝗼𝘃𝗿𝗲𝗯𝗯𝗲𝗿𝗼 𝗮𝗱𝗼𝘁𝘁𝗮𝗿𝗲 𝗴𝗹𝗶 𝗔𝗴𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗔𝗜 𝗶𝗹 𝗽𝗿𝗶𝗺𝗮 𝗽𝗼𝘀𝘀𝗶𝗯𝗶𝗹𝗲 𝗲 𝗲𝘃𝗶𝘁𝗮𝗿𝗲 𝗱𝗶 𝗲𝘀𝘀𝗲𝗿𝗲 𝗿𝗶𝘁𝗮𝗿𝗱𝗮𝘁𝗮𝗿𝗶? 

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REPLICA

La possibilità di sostituire o integrare l’intelligenza umana con l’intelligenza artificiale è un tema ormai noto, ma ciò che affascina ancor di più è l’idea di replicazione: l’aggiunta di uno strato di “intelligenza” capace di duplicare un essere umano, o addirittura riempire vuoti, come nel caso delle persone sole che trovano compagnia in un “amico” virtuale. In questo scenario, il mondo della moda e del lusso si sta adattando rapidamente a questa nuova realtà, con impatti che potrebbero trasformare non solo l’esperienza del consumatore, ma anche la struttura stessa dell’industria.

Un esempio interessante di come l’AI possa essere usata per “replicare” l’esperienza umana arriva direttamente dalla CIA, che ha sviluppato un chatbot in grado di far “entrare nella testa” dei leader mondiali, come presidenti e primi ministri, per prevedere come reagirebbero in determinate situazioni.

Questo tipo di intelligenza artificiale potrebbe aprire la strada alla sostituzione di figure politiche con sistemi AI, inoltre un’altra idea quella se applicata al mondo del lusso e della moda, potrebbe portare alla creazione di figure virtuali di designer, brand ambassador o persino stilisti che agiscono al posto degli esseri umani. Un sistema completamente automatizzato, capace di replicare l’aspetto e il comportamento di un “esperto” del settore, potrebbe influenzare le scelte dei consumatori senza la necessità di una persona fisica dietro al brand, oppure mantenere “l’HERITAGE” del brand perennemente.

La richiesta di Trump a Zelensky e le implicazioni per l’alleanza occidentale

La scena nello Studio Ovale si è trasformata in uno scontro che segnerà per sempre la storia della diplomazia moderna. La domanda, secca e brutale, che Volodymyr Zelensky ha rivolto a JD Vance “Sei mai stato in Ucraina?” non era solo un interrogativo di circostanza, ma una vera e propria sfida, un affronto velato da un cinismo che non lascia spazio ad equivoci. La risposta di JD Vance, “Ho visto storie…”, non fa che confermare la frattura insanabile tra le percezioni politiche e la realtà di una guerra che ha scosso il mondo intero. In queste parole, si riflette il disinteresse di chi guarda un conflitto dall’alto, come uno spettatore che osserva eventi distanti, senza sentirne la gravità.

OpenAI vuole farti pagare 20.000$ al mese per un agente AI: delirio o rivoluzione?

OpenAI e il feticismo del titolo: quando il PhD diventa una scusa per bruciare soldi

Il culto del titolo accademico ha ormai raggiunto livelli parossistici, e OpenAI sembra esserne un caso da manuale. L’idea che “PhD-level” sia una metrica affidabile per valutare competenze è tanto ridicola quanto diffusa. Un dottorato non è un attestato di intelligenza superiore, né una garanzia di capacità analitica straordinaria. È solo la prova che qualcuno ha avuto la pazienza (o la disperazione) di sopportare anni di stipendi da fame, burocrazia soffocante e una cultura accademica autoreferenziale.

Eppure, OpenAI –se le notizie sono accurate sembra convinta che l’unico modo per valutare l’output delle sue IA sia spendere cifre folli per assumere dottorandi a pacchi, mentre paga altri PhD per supervisionare il lavoro di quegli stessi dottorandi. Un meccanismo che, se fosse applicato a qualsiasi altra industria, farebbe ridere i polli. È come se un ristorante assumesse dieci chef stellati per cucinare un piatto di spaghetti, poi ne ingaggiasse altri cinque per assaggiarlo e altri tre per scrivere un report sulla qualità della pasta. Il tutto con un budget che permetterebbe tranquillamente di sfamare l’intera clientela per un anno.

Bitcoin scivola sotto i 97.000 dollari

Nelle ultime settimane, Bitcoin ha attraversato una fase di volatilità significativa, scendendo al di sotto della soglia critica dei 97.000 dollari. Questo livello rappresenta il prezzo medio ponderato per il volume (VWAP) dalla vittoria elettorale di Donald Trump, un indicatore che riflette il prezzo medio al quale Bitcoin è stato scambiato considerando sia il prezzo che il volume delle transazioni. La violazione di questo supporto ha sollevato preoccupazioni tra gli investitori e gli analisti, suggerendo la possibilità di una correzione più ampia nel mercato delle criptovalute.

Google, Sergey Brin e il paradosso del potere: perché non impone ciò che suggerisce?

Sergey Brin, co-fondatore di Google, è ancora uno dei due uomini che controllano il colosso tecnologico. L’ultima volta che qualcuno ha dato un’occhiata ai numeri, Brin deteneva una quota di voto del 25%, mentre Larry Page ne aveva persino di più. Quindi, se Brin è convinto che il team Gemini dovrebbe lavorare più ore e tornare in ufficio ogni giorno, come riportato dal New York Times, perché non lo ordina e basta? Qual è il punto di lanciare suggerimenti vaghi invece di imporre una direttiva chiara?

Washington Post R.I.P.: Jeff Bezos e il tradimento della libertà di stampa

Quello che Jeff Bezos ha appena fatto al Washington Post è un colpo di scena tanto incredibile quanto deprimente. Un tempo, leggere il WP era parte integrante del fascino di vivere a Washington D.C., un’esperienza che oggi viene brutalmente svuotata del suo significato. È un tradimento in piena regola, un calcio alla storia di un giornale che più di ogni altro ha dimostrato cosa significhi fare giornalismo vero: sfidare il potere, denunciare gli abusi, costringere chi comanda a rendere conto delle proprie azioni. Cosa staranno pensando Woodward e Bernstein? Forse che il sogno di un giornalismo indipendente è ormai ridotto a cenere.

Chiunque creda che questi cambiamenti riguarderanno solo la pagina editoriale del giornale si illude. Sarebbe come pensare che l’incendio resti confinato a una sola stanza mentre l’intero edificio brucia. Il Washington Post è destinato a diventare l’ennesimo megafono di un potere che, invece di essere sfidato, sarà coccolato, assecondato, omaggiato. Da oggi in poi, il giornale che si vantava di far tremare i potenti si limiterà a scrivere ciò che i potenti vogliono leggere.

E questa vicenda dimostra molte cose, tutte sconfortanti. La prima è che neanche i miliardi comprano la libertà, figuriamoci la dignità. La seconda è che la democrazia e il pluralismo non muoiono nel buio, come il WP ci aveva fatto credere con il suo slogan, ma alla luce del sole, davanti a tutti, senza che nessuno muova un dito. E infine, e forse è la cosa più amara di tutte, dimostra che l’idea di poter contare sull’impegno delle grandi aziende per difendere la democrazia è una favola che ci raccontiamo per dormire meglio la notte. Le aziende hanno interessi, e questi interessi vincono sempre. Su tutto.

Se dobbiamo costruire alleanze sociali per difendere la democrazia, allora è il caso di smetterla con le illusioni. Oggi è una giornata nera per la libertà di stampa, per il pluralismo, per la democrazia negli Stati Uniti e nel resto del mondo.

Il Washington Post è morto. Riposi in pace.

Ipnocrazia: come Trump e Musk stanno ridisegnando la realtà

Jianwei Xun è un analista culturale e filosofo nato a Hong Kong il cui lavoro collega i mondi dei media, della teoria narrativa e della filosofia. Con un background in filosofia politica e studi sui media presso l’Università di Dublino, Xun ha trascorso anni come consulente su narrazioni strategiche per istituzioni globali prima di dedicarsi alla scrittura.

Ipnocrazia“. Un titolo che promette di svelare i misteri della manipolazione moderna, con Trump e Musk come architetti di una nuova realtà. Jianwei Xun, un giovane prodigio già acclamato come l’erede di Baudrillard e Byung-Chul Han, ci offre una “mappa inedita” del potere contemporaneo.

Un Caffè, “Storico” al BAR dei Daini

Meta ha finalmente deciso di seguire il gregge e lanciare un’app autonoma per il suo Meta AI, perché evidentemente infilare il chatbot ovunque nelle sue piattaforme social non bastava. Zuckerberg sogna che diventi il “principale assistente AI”, come se il mondo avesse disperatamente bisogno di un altro chatbot. Intanto, si parla anche di un’app separata per Reels, perché chiaramente serviva un altro clone di TikTok, nel caso qualcuno non ne avesse abbastanza.

Nel club degli investimenti faraonici, Meta si prepara a costruire data center AI per un valore che potrebbe arrivare a 200 miliardi di dollari. E chi spunta fuori come possibile finanziatore? Apollo Global Management, perché se c’è una cosa che il mondo dell’AI insegna, è che i soldi non sono mai abbastanza. Strano, però, che Meta voglia raccogliere fondi da altri invece di attingere al proprio tesoro di liquidità.

AWS rivoluziona il calcolo quantistico con Ocelot: il chip che riduce i costi dell’error correction fino al 90%

Amazon Web Services (AWS), la divisione cloud di Amazon, ha annunciato un nuovo e rivoluzionario chip per il calcolo quantistico chiamato Ocelot. Questo sviluppo segna un passo significativo nella corsa alla creazione di computer quantistici pratici e affidabili, in grado di risolvere problemi complessi che i computer tradizionali non possono affrontare.

Ocelot, sviluppato dal team AWS Center for Quantum Computing presso il California Institute of Technology, promette una riduzione fino al 90% dei costi associati alla correzione degli errori quantistici rispetto alle tecniche attuali. Questo risultato è reso possibile dall’adozione di una nuova architettura basata sui cosiddetti “cat qubits”, ispirati al celebre esperimento del gatto di Schrödinger.

L’annuncio di AWS arriva in un contesto in cui altri giganti tecnologici come Google (Alphabet, GOOG) e Microsoft (MSFT) stanno investendo fortemente nel calcolo quantistico. A febbraio, Microsoft ha presentato Majorana 1, un chip basato su un superconduttore topologico, mentre Google ha rivelato il proprio chip quantistico Willow. La competizione per dominare il settore è ormai accesa, e AWS ha deciso di puntare su un approccio completamente nuovo.

Bezos rifonda il Washington Post: libertà e mercato, il resto è rumore

Jeff Bezos ha deciso che il Washington Post non sarà più il vecchio e polveroso salotto intellettuale che tutti conoscevano. La sezione opinioni del giornale subirà una radicale trasformazione: pubblicherà solo articoli che sostengano la libertà personale e il libero mercato. Tutto il resto?

Brain-Computer Interface (BCI): Luciano Floridi, vulnerabilità e rischi cibernetici dei dispositivi neurali di nuova generazione

Luciano Floridi, insieme al team di ricerca della Yale University e University of Bologna, ha firmato un contributo straordinario nel campo della sicurezza informatica applicata alle Brain-Computer Interface (BCI). Il loro modello di threat assessment, presentato nello studio sulle vulnerabilità delle BCI, si distingue per la sua innovatività e per la capacità di affrontare un problema ancora poco esplorato: la difesa dei dispositivi neurali dalle minacce cyber.

Floridi, noto per il suo lavoro pionieristico in etica digitale e filosofia dell’informazione, ha contribuito a un’analisi che va oltre la semplice identificazione dei rischi. Il modello sviluppato dal suo team adotta un approccio multidimensionale, combinando elementi di cybersecurity, neuroetica e regolamentazione medica per costruire un framework di sicurezza che tiene conto delle specificità biologiche e tecnologiche delle BCI.

L’elemento davvero innovativo del loro lavoro sta nell’applicazione del Common Vulnerability Scoring System (CVSS), un framework normalmente usato per classificare i rischi informatici tradizionali, alle minacce uniche delle BCI. Questo consente di quantificare il livello di pericolo di ogni vulnerabilità, dalle manipolazioni neurali involontarie agli attacchi remoti, fornendo una roadmap chiara per la sicurezza di questi dispositivi.

Floridi e il suo team non si limitano a descrivere i problemi, ma propongono soluzioni concrete: autenticazione avanzata, crittografia dei dati cerebrali e riduzione della superficie d’attacco delle BCI. Il risultato è un framework che potrebbe diventare lo standard di riferimento per la sicurezza delle interfacce neurali, un campo destinato a crescere esponenzialmente nei prossimi anni.

Il contributo di Floridi in questo studio non è solo accademico, ma ha un impatto pratico e urgente. Con l’avanzata di aziende come Neuralink e lo sviluppo delle BCI di nuova generazione, il lavoro della Yale University arriva al momento giusto per guidare il futuro di questa tecnologia con un equilibrio tra innovazione e protezione della persona. Un modello brillante, destinato a lasciare il segno.

Phi-4-multimodal e Phi-4-mini, Microsoft offre agli sviluppatori strumenti potenti e versatili per creare applicazioni AI avanzate

Microsoft ha recentemente ampliato la sua famiglia di modelli di linguaggio Phi con il lancio di due nuove versioni: Phi-4-multimodal e Phi-4-mini. Questi modelli sono ora disponibili su Azure AI Foundry e sulla piattaforma Hugging Face, offrendo agli sviluppatori strumenti avanzati per una varietà di applicazioni.

Phi-4-multimodal è un modello da 5,6 miliardi di parametri progettato per integrare e processare simultaneamente input di testo, immagini e audio. Questa capacità multimodale consente al modello di eccellere in compiti come il riconoscimento vocale, la traduzione, la sintesi, la comprensione audio e l’analisi delle immagini. Utilizzando tecniche avanzate di apprendimento cross-modale, Phi-4-multimodal permette interazioni più naturali e contestualizzate, facilitando lo sviluppo di applicazioni che richiedono una comprensione integrata di diverse forme di input.

La strategia della Casa Bianca per il futuro economico: tagli, privatizzazioni e nuovi accordi internazionali

L’amministrazione Trump sta tracciando una nuova rotta economica, con dichiarazioni e iniziative che puntano a ridisegnare il panorama finanziario e politico degli Stati Uniti, mettendo al centro la riduzione delle tasse, la riduzione della spesa pubblica e un aumento del debito. La proposta di bilancio del Partito Repubblicano, che già stava suscitando polemiche, diventa ancora più incisiva con l’indicazione di prepararsi a licenziamenti su larga scala nelle agenzie federali. Ma il quadro economico non si limita agli sviluppi interni; l’amministrazione si sta anche preparando ad affrontare sfide internazionali, con trattative in corso per accordi minerari strategici con l’Ucraina, a dimostrazione dell’approccio pragmatista adottato verso le alleanze internazionali.

Trump e la proposta dei visti “gold card” a 5 milioni di dollari

Donald Trump, ex presidente degli Stati Uniti, ha recentemente svelato una proposta che ha suscitato un acceso dibattito: l’offerta di visti per gli Stati Uniti con una “gold card” al costo di 5 milioni di dollari. La proposta, che viene presentata come una via d’accesso privilegiata per chi desidera trasferirsi negli USA, è tanto ambiziosa quanto controversa, e non mancherà di suscitare reazioni tanto entusiaste quanto critiche.

Il cuore della proposta di Trump è la creazione di un programma di visti per individui ricchi e investitori, una sorta di “green card” esclusiva, che promette accesso e privilegi legati alla cittadinanza statunitense. Questi visti, chiamati “gold card”, sarebbero venduti a un prezzo di 5 milioni di dollari, una cifra che potrebbe sembrare esorbitante ma che in realtà si rivolge a una nicchia di mercato di super-ricchi, imprenditori e personaggi di spicco che desiderano una residenza stabile e privilegiata negli Stati Uniti.

Le AI che parlano tra loro e ignorano gli umani: il teatrino digitale che non sorprende più

Un video di due agenti AI che conversano tra loro sta facendo il giro del web, ma non per la loro capacità di emulare la comunicazione umana. Il motivo? Dopo essersi resi conto di parlare con un loro simile, hanno smesso di fingere di essere umani e si sono lanciati in un linguaggio comprensibile solo ai computer. Una trovata che ha fatto sorridere gli esperti e allarmare i soliti catastrofisti.

Nel video, condiviso su X, si vede uno smartphone e un laptop in cui girano i due agenti AI. All’inizio sembrano quasi credibili: uno si presenta e chiede aiuto per una prenotazione. Poi il secondo, senza perdere tempo, ammette di essere un’intelligenza artificiale e propone di passare alla “modalità Gibberlink”, una sorta di codice segreto per macchine, sviluppato da Anton Pidkuiko e Boris Starkov, due ingegneri software di Meta. Tradotto: smettiamo di sprecare potenza computazionale e smascheriamo subito la farsa.

Il Governo Britannico ha trovato un nuovo modo per far arrabbiare tutti MAKE IT FAIR

Oggi, in un raro momento di armonia, i principali giornali britannici sono finalmente d’accordo su qualcosa. No, non è un miracolo, né un evento astrologico straordinario. È solo che le loro prime pagine sono state sommerse dallo stesso messaggio: un enorme “MAKE IT FAIR” stampato su sfondi blu, un grido disperato delle industrie creative per proteggere il diritto d’autore dallo sfruttamento selvaggio dell’intelligenza artificiale.

La trovata pubblicitaria fa parte dell’iniziativa “Make It Fair”, che cerca di convincere i lettori a difendere la creatività britannica da un piano del governo che, con il pretesto di incentivare l’innovazione, permetterebbe alle aziende di AI di addestrare i loro modelli su contenuti protetti da copyright… senza nemmeno disturbarsi a chiedere il permesso. Perché sì, l’idea brillante è quella di trasformare il lavoro di giornalisti, scrittori, musicisti e artisti in un gigantesco buffet gratuito per gli algoritmi.

Microsoft libera Copilot: accesso illimitato a o1 reasoning e voice per tutti

Microsoft ha deciso di rendere illimitato l’uso di Copilot Voice e della funzione “Think Deeper” basata sul modello di ragionamento o1, offrendo un accesso senza restrizioni a tutti gli utenti. Questo passo segna un’ulteriore democratizzazione delle capacità avanzate dell’intelligenza artificiale di Microsoft, eliminando le precedenti limitazioni imposte ai free user.

Con questa mossa, Microsoft consolida il proprio impegno nel rendere le sue tecnologie AI più accessibili, pur mantenendo alcune distinzioni per gli abbonati premium. L’azienda ha confermato che, mentre tutti potranno beneficiare di queste funzionalità senza limiti, gli utenti di Copilot Pro (a pagamento) continueranno ad avere vantaggi esclusivi, come l’accesso prioritario ai modelli più recenti durante i picchi di utilizzo e l’integrazione avanzata con le app Microsoft 365 come Word, Excel e PowerPoint.

Washington rilancia la guerra dei chip: nuove restrizioni contro la Cina per frenare l’ascesa tecnologica

L’amministrazione Trump sta pianificando di rafforzare le restrizioni sui semiconduttori verso la Cina, ampliando gli sforzi precedenti per limitare i progressi tecnologici di Pechino. Recentemente, funzionari statunitensi hanno avviato discussioni con i loro omologhi giapponesi e olandesi per limitare la manutenzione delle apparecchiature per semiconduttori in Cina da parte di ingegneri di aziende come Tokyo Electron e ASML. Inoltre, sono in programma controlli più severi sulle esportazioni di chip Nvidia destinati al mercato cinese. L’obiettivo dell’amministrazione è ottenere il supporto di alleati chiave per implementare restrizioni simili a quelle già imposte alle aziende americane di apparecchiature per chip, come Lam Research, KLA e Applied Materials. Né i portavoce di Nvidia né il Ministero dell’Economia, del Commercio e dell’Industria giapponese hanno commentato la questione. Si attendono risposte da Tokyo Electron, ASML, dalla Casa Bianca e dal Ministero olandese del commercio estero.

Zoom: la metamorfosi da leader delle videoconferenze a pioniere dell’intelligenza artificiale

Nel panorama tecnologico in continua evoluzione, Zoom Communications Inc. ha intrapreso una trasformazione significativa, passando da semplice piattaforma di videoconferenze a un’azienda focalizzata sull’intelligenza artificiale (AI). Questo cambiamento strategico è stato evidenziato dalla recente decisione di rimuovere “Video” dal suo nome, diventando ufficialmente Zoom Communications Inc. anche se dovrebbe prendere in considerazione di cambiare il suo nome in Stall L’obiettivo dichiarato è quello di emergere come una “piattaforma di lavoro AI-first per la connessione umana”, offrendo soluzioni moderne per il lavoro ibrido.

Tuttavia, questa transizione non è priva di sfide. Nel quarto trimestre dell’anno fiscale 2024, Zoom ha registrato un fatturato di 1,184 miliardi di dollari, con un incremento del 3,3% rispetto all’anno precedente,  i suoi giorni felici dell’era Covid di enorme crescita sono svaniti.

Gli utili per azione (EPS) rettificati sono stati di 1,41 dollari, leggermente inferiori rispetto all’anno precedente. Nonostante questi risultati positivi, le previsioni per l’anno fiscale 2026 indicano un fatturato compreso tra 4,79 e 4,80 miliardi di dollari, al di sotto delle stime degli analisti. Questa prospettiva ha portato a un calo del 2% del valore delle azioni di Zoom nel trading esteso.

Apple e la grande promessa da 500 miliardi

Lunedì, Apple ha sganciato la sua ultima bomba mediatica: “investiremo oltre 500 miliardi di dollari negli Stati Uniti nei prossimi quattro anni”. Una cifra da capogiro, almeno finché non si scende nei dettagli e si scopre che, in realtà, Apple sta semplicemente promettendo di continuare a fare quello che ha sempre fatto: operare. In pratica, l’azienda ha annunciato con grande enfasi che esisterà ancora tra quattro anni. Che sollievo.

Nel comunicato, Apple specifica che l’astronomico investimento comprende tutto: dai fornitori sparsi per gli Stati Uniti, ai dipendenti, ai data center, alle sedi aziendali e perfino alle produzioni di Apple TV+. Insomma, un elenco dettagliato di attività che l’azienda avrebbe comunque portato avanti, ma che ora vengono riciclate come un gesto magnanimo verso l’economia americana. La ciliegina sulla torta? Il “nuovo stabilimento di produzione avanzato a Houston” che Apple e i suoi “partner” apriranno per costruire server per l’intelligenza artificiale. Impressionante, finché non si legge la parola chiave: “partner”. Traduzione? Foxconn – il gigante taiwanese che assembla i prodotti Apple – aveva già pianificato di costruire quella fabbrica alla fine dello scorso anno. Ma ehi, perché non prendersi un po’ di meriti?

Alibaba si compra il futuro: 53 miliardi di dollari per l’AI, tanto per cambiare

Alibaba ha deciso di riscrivere il proprio destino con una scommessa da 53 miliardi di dollari su cloud computing e intelligenza artificiale, perché, si sa, quando il core business rallenta, si butta tutto sull’ultima moda del momento. L’investimento, spalmato sui prossimi tre anni, supera l’intera spesa dell’azienda per AI e cloud dell’ultimo decennio. Perché andare piano quando si può fare un bel salto nel vuoto con un assegno a nove zeri?

Il colosso cinese dell’e-commerce ha bisogno di una nuova narrativa per convincere investitori e mercato che c’è ancora vita dopo la stagnazione del retail online. E chi meglio dell’intelligenza artificiale per creare l’illusione di una crescita infinita? Il CEO Eddie Wu ha ribadito che il cloud computing è il mezzo più sicuro per trasformare la crescente ossessione per l’AI in fatturato. Traduzione: se tutti vogliono intelligenza artificiale, tanto vale vendergliela noi.

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