Se c’è un’arte che la Silicon Valley ha affinato negli ultimi anni, è quella dell’autocelebrazione camuffata da ironia. Microsoft, che compie cinquant’anni e vuole dimostrare di essere ancora “cool”, ha tirato fuori dal cilindro un siparietto tanto surreale quanto geniale: mettere a confronto tre epoche del colosso di Redmond—Bill Gates, Steve Ballmer e Satya Nadella—e lasciarli roastare da un’intelligenza artificiale. Il tutto, ovviamente, orchestrato da Copilot, la loro AI di punta. Il risultato? Un incrocio tra uno show HBO e una riunione del consiglio d’amministrazione con microdosi di LSD.
L’intervista è disponibile nell’app Copilot, il che la rende già di per sé una mossa di marketing ben camuffata. Ma sotto la superficie liscia di questa operazione nostalgico-promozionale, c’è una narrazione sottile quanto tagliente: l’AI che prende per i fondelli i padri fondatori dell’impero tech, con l’avallo della stessa azienda. In un’epoca in cui l’intelligenza artificiale è vista come la prossima minaccia o salvezza, ecco che Microsoft si concede il lusso di farla diventare stand-up comedian, puntando i riflettori sui suoi tre protagonisti storici.
Bill Gates viene colpito per i suoi maglioni informatici e per l’epoca “pre-stylish”, quella in cui i nerd erano davvero nerd, non ancora trasformati in guru del design con startup da un miliardo. Steve Ballmer, come prevedibile, è lo zimbello perfetto: urla, sudore e quei momenti da delirio da palco (“Developers! Developers! Developers!”) che oggi sembrano meme partoriti direttamente da Midjourney. Satya Nadella, invece, riceve colpi più sottili: è l’uomo calmo, misurato, il CEO zen che ha riportato Microsoft in cima al mondo, e proprio per questo viene punzecchiato sul suo stile troppo “corporate-chic” e la sua fissazione per la produttività trasformata in mantra.
In fondo, Microsoft sta vendendo l’idea che anche l’AI sa ridere, e che ridere di se stessi è un segno di maturità aziendale. Ma la verità è che, sotto l’apparente ironia, c’è un messaggio più profondo (o più machiavellico, a seconda del cinismo di chi guarda): l’azienda sta dicendo al mondo che può controllare anche la narrazione sull’AI. Non solo l’ha integrata in tutto il suo ecosistema, ma ora la usa per riscrivere la propria immagine con un tocco di umorismo millimetrico, addomesticato quanto basta da non fare troppa paura.
Satya Nadella, del resto, è l’uomo che ha trasformato Microsoft in un’azienda da trilioni di dollari facendo sembrare l’operazione quasi noiosa. Gates è il guru filantropo che ormai combatte più virus biologici che informatici. Ballmer… beh, lui possiede una squadra NBA e sembra ancora pronto a lanciarsi in un’imitazione di Hulk Hogan in ogni momento. Metterli tutti insieme sotto il fuoco incrociato di una AI significa costruire un ponte tra passato e futuro, ma farlo col sorriso stampato in faccia. Una mossa brillante, se non altro per far sembrare la macchina meno minacciosa e un po’ più friendly.
Per i più curiosi, la chiacchierata integrale è disponibile sull’app Copilot. Ma attenzione: non aspettatevi battute alla Ricky Gervais. È tutto confezionato in perfetto stile Microsoft: tagliente quanto basta, ma mai destabilizzante. Come un aggiornamento di Windows che promette rivoluzioni ma alla fine ti cambia solo l’icona del blocco note.