L’influenza di Peter Thiel su Trump

Non è un segreto che Peter Thiel abbia avuto un ruolo significativo nella politica di Trump, soprattutto durante le elezioni presidenziali del 2016. Thiel, uno dei fondatori di PayPal e un investitore di spicco nel settore tecnologico, ha dato il suo supporto esplicito alla candidatura di Trump, una mossa che ha suscitato molte discussioni, dato che Thiel è noto per le sue opinioni conservatrici e libertarie, che talvolta si scontrano con il mainstream politico degli Stati Uniti.

Thiel ha dichiarato pubblicamente di vedere in Trump una figura che potrebbe sfidare l’establishment politico e ha sottolineato come la sua visione di un capitalismo libero e competitivo si riflettesse nei suoi sforzi. Alcuni dei temi principali del pensiero di Thiel, come il concetto di “sovranità individuale” e l’idea che il successo sia una dimostrazione di superiorità morale e intellettuale, potrebbero avere trovato una sorta di risonanza con Trump.

Thiel non è stato solo un finanziatore per Trump; le sue idee sul governo e sulla politica potrebbero aver anche avuto un’influenza sulle politiche adottate dall’amministrazione Trump, soprattutto quando si trattava di deregolamentazione e di un atteggiamento scettico nei confronti delle strutture governative tradizionali. In un certo senso, Trump sembrava incarnare alcune delle idee di Thiel sull’importanza della “competizione” e del “successo” come mezzi per determinare chi ha diritto di governare o decidere le sorti della nazione. La retorica di Trump che enfatizza l’individualismo, il meritocrazia e l’opposizione alle istituzioni tradizionali si allinea con l’approccio di Thiel.

Un altro punto di contatto tra Thiel e Trump riguarda la visione della tecnologia come uno strumento per ottenere il successo. Trump, pur essendo noto per le sue posizioni contrarie a una regolamentazione troppo stringente delle aziende tecnologiche, ha spesso visto la tecnologia come una risorsa fondamentale per l’economia e la sicurezza nazionale, un tema che si intreccia con le idee di Thiel sulla centralità della tecnologia nel futuro del capitalismo e della società.

La connessione tra Thiel e le Big Tech

Thiel, che ha investito in numerose aziende tecnologiche di alto profilo, è anche un critico aperto delle Big Tech, ma non nel senso di volerle distruggere. Piuttosto, egli ha sostenuto una forma di monopolio che consenta alle aziende di crescere senza l’interferenza di regolamentazioni statali. Questo punto di vista è in parte condiviso da molti leader tecnologici, compresi quelli che sono stati vicini a Trump. Thiel, per esempio, è stato uno dei primi sostenitori della libertà di azione per le Big Tech, sostenendo che solo un mercato aperto e competitivo possa spingere al massimo l’innovazione.

Questa visione ha trovato riscontro nelle politiche di Trump, che, durante la sua presidenza, ha spesso criticato l’azione del governo nei confronti delle grandi aziende tecnologiche, come Google, Facebook e Amazon, ma ha anche evitato di adottare misure drastiche per regolarle. Ciò suggerisce una certa sovrapposizione tra le posizioni politiche di Trump e le idee espresse da Thiel sul capitalismo e sull’importanza di una competizione senza interferenze governative.

Alex Karp e la sua visione sulla governance

Alex Karp, CEO di Palantir e sostenitore della Repubblica Tecnologica, propone una visione di governo che prevede la centralizzazione del potere decisionale nelle mani di un’élite altamente qualificata, composta da esperti e tecnologi. Sebbene il libro di Karp, La Repubblica Tecnologica, si concentri sull’efficienza e sul progresso che la tecnologia può portare nella governance, non ci sono prove concrete che Trump o la sua amministrazione siano stati direttamente influenzati da queste idee. Tuttavia, l’idea che una classe di esperti possa prendere decisioni più efficienti per il bene della società si collega indirettamente alla filosofia di Trump in tema di gestione “efficace” della politica e delle risorse nazionali, nonostante Trump stesso si sia mostrato molto scettico nei confronti di una tecnocrazia che non si allinei ai suoi interessi.

Questa visione potrebbe anche spiegare perché Trump abbia avuto un rapporto così stretto con alcuni dei più importanti leader del settore tecnologico, nonostante la sua politica di “America First” sembri più orientata verso una forma di populismo che non necessariamente si sposa con una governance illuminata dai tecnocrati. Tuttavia, se pensiamo al modo in cui Trump ha cercato di concentrarsi sull’efficienza delle sue politiche (come nel caso della deregulation), potremmo individuare alcuni legami indiretti con l’idea di una governance che dà priorità alla rapidità e all’efficienza rispetto alla deliberazione democratica.

La tecnologia al servizio dell’autocrazia

Le visioni di Thiel e Karp, pur provenendo da contesti e prospettive differenti, propongono un’idea di governance che risulta essere in contrasto con i principi democratici tradizionali. Se le idee di Thiel sull’individualismo e sul “successo” come criterio di legittimazione politica possono aver ispirato una retorica populista come quella di Trump, le idee di Karp, che sostengono una governance da parte di un’élite esperta, potrebbero spiegare perché la Silicon Valley e altri leader tecnologici abbiano visto Trump come una figura con cui costruire alleanze. In questo scenario, la tecnologia potrebbe diventare uno strumento per consolidare il potere e giustificare un ordine politico che si discosta dalla democrazia rappresentativa.

L’idea di un capitalismo “libero da regolamentazioni”, l’accento sull’efficienza e sull’individualismo, e la possibile visione di una forma di tecnocrazia autoritaria, sono tutti concetti che potrebbero facilmente convergere in un mondo dove l’autocrazia tecnologica diventa realtà.