La guerra tecnologica tra Stati Uniti e Cina non ha mai visto una battaglia così serrata sul fronte dei semiconduttori. Loongson Technology, un’importante azienda cinese di semiconduttori, ha recentemente annunciato il lancio della sua nuova generazione di chip, i 2K3000 e 3B6000M, segnando un altro passo significativo nella strategia del paese di ridurre la propria dipendenza dalla tecnologia occidentale, soprattutto nei settori legati all’intelligenza artificiale (AI).
Loongson, con la sua architettura LoongArch, ha sviluppato un processore che integra otto core di CPU, unito a unità di calcolo grafico auto-sviluppate (GPGPU), con l’intento di potenziare sia le prestazioni grafiche che le capacità di accelerazione AI. Le specifiche tecniche dichiarano miglioramenti notevoli rispetto ai modelli precedenti, con un focus sull’integrazione in applicazioni industriali e dispositivi mobili. La novità riguarda non solo la potenza di calcolo, ma anche l’integrazione di un ecosistema software che mira a facilitare l’adozione da parte dei produttori cinesi, già in fase di progettazione con queste nuove soluzioni.
Questa evoluzione dei chip si inserisce in un quadro più ampio di autosufficienza tecnologica. La Cina, che ha visto crescere negli ultimi anni la sua ambizione di ridurre la dipendenza da fornitori esterni come Intel e AMD, ha trovato in Loongson un interlocutore privilegiato. Fondato nel 2001 come un team di ricerca sotto l’Accademia Cinese delle Scienze, Loongson è riuscito a diventare una delle prime aziende di CPU cinesi ad essere quotata alla Shanghai STAR Market nel 2022, consolidandosi come leader in un settore dove le potenze occidentali avevano storicamente avuto il dominio.
Con l’inserimento di Loongson nella lista nera del commercio da parte degli Stati Uniti nel 2023, la necessità di sviluppare soluzioni proprie è diventata ancora più impellente. La capacità di produrre chip a livello domestico non è più solo una questione di prestigio economico, ma un elemento cruciale per garantire la sicurezza tecnologica nazionale. La linea 3B6600, attualmente in sviluppo, si propone di competere con i processori Intel di fascia medio-alta della dodicesima e tredicesima generazione, segnando un ulteriore passo verso la parità tecnologica con l’Occidente.
Nonostante le ambizioni, Loongson ha dovuto fare i conti con numeri economici non sempre in linea con la sua crescita. Nel 2024, l’azienda ha registrato un aumento marginale dei ricavi, pari allo 0,24%, ma una perdita netta più ampia, che dimostra le difficoltà di competere in un mercato dominato da giganti come Intel e AMD, oltre alle sfide imposte dalle sanzioni commerciali internazionali. Nonostante ciò, l’azienda ha visto un incremento del 2,98% nel valore delle sue azioni, raggiungendo una capitalizzazione di mercato di circa 52 miliardi di yuan, segno di una fiducia crescente da parte degli investitori cinesi.
Loongson, operante sotto un modello fabless, continua a concentrarsi sullo sviluppo di processori e soluzioni software, esternalizzando la produzione a fonderie specializzate. Con una gamma che spazia dai processori per desktop e server a chip per il controllo industriale, terminali e sistemi embedded, l’azienda si è conquistata una posizione stabile soprattutto nel settore pubblico cinese, utilizzando i suoi chip in ambito governativo, industriale e nella cybersecurity.
Il passo successivo per Loongson sembra essere quello di entrare nel settore dei processori AI, con l’obiettivo di competere con le tecnologie occidentali che dominano ancora oggi, ma con il chiaro intento di cambiare le regole del gioco. Il percorso verso l’autosufficienza tecnologica è appena cominciato, e il mercato globale sta osservando con attenzione gli sviluppi, consapevole che ogni passo di Loongson potrebbe segnare un nuovo capitolo nella guerra dei semiconduttori.