Luo Jianlan, una delle menti più brillanti nel campo dell’intelligenza artificiale e della robotica, ha lasciato Google per unirsi alla start-up cinese AgiBot, nota in patria come Zhiyuan. Il suo nuovo ruolo? Capo scienziato presso il Zhiyuan Embodied Intelligence Research Centre, un’iniziativa che punta a spingere la Cina in prima linea nella produzione di robot umanoidi avanzati.
Non è solo una mossa individuale, ma un segnale chiaro di una tendenza più ampia: il rientro in patria di scienziati formati negli Stati Uniti, pronti a contribuire all’ecosistema tecnologico cinese. Luo, con un dottorato conseguito alla UC Berkeley e un background di ricerca a Google X e DeepMind, porta con sé una profonda esperienza nell’autonomia a lungo termine per sistemi complessi.
Il tempismo della sua nomina non è casuale. L’annuncio è arrivato in parallelo a una nuova partnership tra AgiBot e la start-up americana Physical Intelligence (PI), fondata da Sergey Levine e altri nomi di peso della robotica. L’obiettivo? Sviluppare una nuova generazione di intelligenza incarnata, cioè robot in grado di operare in ambienti dinamici con un livello di autonomia senza precedenti.
AgiBot non si limita alle dichiarazioni. Un video dimostrativo mostra uno dei loro robot eseguire compiti complessi come indossare una sciarpa, versare vino, raccogliere un sacco della spazzatura e persino aprire una porta con la mano sinistra. Il segreto di questa versatilità sta nell’utilizzo di un modello di intelligenza artificiale fondazionale capace di adattarsi a diversi compiti e strumenti, senza bisogno di essere riprogrammato ogni volta.
Questa tecnologia, combinata con la spinta politica del governo cinese, potrebbe portare alla produzione massiva di umanoidi già entro il 2025. Secondo il Ministero dell’Industria e dell’Information Technology cinese, i robot umanoidi non saranno solo una curiosità da laboratorio, ma una vera forza trainante per l’economia entro il 2027.
AgiBot punta a costruire 5.000 unità solo quest’anno, un numero ambizioso che mette pressione sulla concorrenza. In prima linea nella corsa ai robot intelligenti ci sono anche Unitree Robotics di Hangzhou e UBTech Robotics di Shenzhen. Ma a fare la differenza potrebbero essere gli investimenti: Tencent, BYD e altri colossi hanno già scommesso su AgiBot, alimentando una corsa agli armamenti tecnologici che non mostra segni di rallentamento.

Il mercato della robotica umanoide non è solo una questione di ingegneria: è una battaglia geopolitica ed economica. Un recente rapporto della società di ricerca SemiAnalysis sottolinea come la Cina sia l’unico Paese con la capacità di portare l’automazione a un livello industriale su vasta scala.
Mentre gli Stati Uniti e l’Europa continuano a dibattere su regolamentazioni e implicazioni etiche, Pechino sta finanziando aggressivamente lo sviluppo di questi sistemi, con l’obiettivo di sostituire la forza lavoro umana in molteplici settori. E con scienziati come Luo Jianlan a guidare il cambiamento, il futuro sembra già scritto: i robot umanoidi cinesi potrebbero presto diventare una realtà quotidiana.