L’intelligenza artificiale rappresenta una delle più grandi opportunità – e sfide – per l’Europa nei prossimi decenni. A sottolinearlo è Christine Lagarde, presidente della Banca Centrale Europea (BCE), in un discorso pronunciato durante una conferenza sull’AI organizzata dalla BCE. Con un tono pragmatico ma determinato, Lagarde ha delineato un futuro in cui l’Europa non può permettersi di restare indietro, come accaduto con la rivoluzione digitale di Internet, evidenziando i profondi cambiamenti che l’intelligenza artificiale porterà in termini di produttività, lavoro e disuguaglianze sociali.

Una spinta alla produttività: opportunità e rischi

Secondo Lagarde, l’AI potrebbe incrementare la produttività totale dei fattori (TFP) dell’area euro di circa 0,3 punti percentuali all’anno nei prossimi dieci anni, un dato significativo se confrontato con la crescita media dello 0,5% registrata nell’ultimo decennio. Tuttavia, stime più ottimistiche suggeriscono che, con un’adozione diffusa, l’intelligenza artificiale potrebbe spingere la produttività fino a +1,5% annuo. “La capacità dell’Europa di conseguire tali guadagni dipenderà dalla nostra capacità di migliorare l’ambiente per l’innovazione e la diffusione dell’intelligenza artificiale”, ha dichiarato Lagarde.

In ogni caso, il divario con gli Stati Uniti è evidente: tra il 2018 e il 2023, le società europee hanno investito 33 miliardi di euro in AI, contro i 120 miliardi investiti negli USA. L’Europa inoltre è chiamata ad affrontare ostacoli strutturali, come i costi dell’energia, che limitano la diffusione dei data center necessari per l’AI. “Da questa parte dell’Atlantico, stiamo ancora pagando il prezzo per essere stati troppo lenti a capitalizzare l’ultima grande rivoluzione digitale, Internet”, ha ammonito Lagarde, sottolineando come il settore tecnologico spieghi circa due terzi del divario di produttività tra UE e Stati Uniti dall’inizio del secolo.

L’impatto sul lavoro: non un’apocalisse, ma una transizione complessa

Uno degli aspetti più dibattuti dell’AI è il suo impatto sul mercato del lavoro. Secondo una ricerca della BCE, tra il 23% e il 29% dei lavoratori europei è “fortemente esposto” all’IA. Tuttavia, Lagarde rassicura: “Questo non significa necessariamente che accadrà un’apocalisse nel mondo del lavoro”. Da questo punto di vista, seguendo il ragionamento della Lagarde, anche analizzando i modelli storici possiamo aspettarci che l’intelligenza artificiale possa sostituire alcuni posti di lavoro, ma inevitabilmente ne andrà a creare di nuovi. La chiave di tutto, secondo la Presidente, sta nel capire se l’AI si orienterà verso l’automazione (sostituendo quindi i lavoratori) o verso l’aumento della produttività (trasformando quindi la natura del lavoro).

Nel primo scenario, una transizione rapida potrebbe generare una “forte reazione negativa” in Europa, dove il modello sociale e i livelli elevati di tutela del lavoro rendono più complesso gestire massicce ridistribuzioni di occupazione. Nel secondo scenario, i lavoratori dovranno adattarsi a nuovi ruoli e compiti, ma la transizione potrebbe essere più graduale e gestibile. “Il fattore chiave sarà se l’IA tenderà di più verso la sostituzione del lavoro tramite il suo ‘potenziale di automazione’ o verso i cambiamenti nella natura del lavoro tramite il suo potenziale di aumento”, ha spiegato Lagarde.

Disuguaglianze e competenze: la sfida sociale dell’IA

Un altro tema cruciale evidenziato da Lagarde è la distribuzione dei benefici dell’AI. Se inizialmente si pensava che l’intelligenza artificiale potesse favorire i lavoratori meno qualificati, studi recenti raccontano una storia diversa: gli “high performer” – i lavoratori più qualificati – traggono benefici sproporzionati, mentre i meno produttivi spesso non vedono miglioramenti. “Anche se l’AI aumenta più di quanto automatizza, è probabile che assisteremo a un aumento della disuguaglianza nel mercato del lavoro”, ha avvertito Lagarde. La domanda di lavoratori altamente qualificati, capaci di sfruttare l’AI, crescerà, mentre chi non riesce ad acquisire nuove competenze rischia di rimanere indietro.

Per affrontare questa sfida, Lagarde propone “massicci investimenti complementari in competenze” per prevenire un aumento della disuguaglianza e preservare il modello sociale europeo. “Vedo un percorso per l’Europa per adottare l’intelligenza artificiale senza frammentare il suo modello sociale, ma richiederà un impegno significativo”, ha affermato.

L’Europa alla frontiera tecnologica: un imperativo geopolitico

Lagarde ha sottolineato l’urgenza di agire in un contesto geopolitico in cui l’accesso alle tecnologie sviluppate all’estero non è più garantito. “Ci troviamo di fronte a un nuovo ambiente geopolitico in cui non possiamo più essere certi di avere accesso senza attriti alle nuove tecnologie”, ha dichiarato. L’AI, con la sua capacità di autoapprendimento e innovazione rapida, rappresenta un’opportunità che l’Europa non può permettersi di perdere. “I rischi di sottovalutare il potenziale dell’AI e di restare di nuovo indietro sono semplicemente troppo grandi per essere ignorati”, ha ribadito.

Per questo, Lagarde invita l’Europa a rimuovere le barriere all’innovazione e a prepararsi agli impatti umani e climatici della transizione. “Dobbiamo agire oggi, e soprattutto in Europa, con la mentalità che questo futuro probabilmente si realizzerà”, ha concluso, sottolineando la necessità di investimenti, infrastrutture e politiche che posizionino l’Europa alla frontiera tecnologica.

Un futuro da costruire

Il pensiero di Christine Lagarde sull’intelligenza artificiale è un mix di ottimismo e pragmatismo. L’intelligenza artificiale può rappresentare una rivoluzione economica per l’Europa, ma solo se affrontata con determinazione e lungimiranza. La sfida non è solo tecnologica, ma anche sociale: garantire che i benefici dell’AI siano equamente distribuiti e che il modello sociale europeo non venga compromesso.

Per Lagarde, che si accoda al pensiero espresso sul tema della competitività dell’UE da Mario Draghi, il tempo di agire è ora: l’Europa non può permettersi di perdere un’altra rivoluzione digitale.

La domanda a questo punto è: riusciremo come Europa a cogliere questa opportunità?

Purtroppo non c’è da essere tanto ottimisti, non solo per la mancanza di visione unitaria da parte dei singoli Paesi membri ma anche perché l’attuale von der Leyen bis è la più debole e vulnerabile Commissione che la storia europea abbia visto fino ad oggi.