L’entusiasmo per le auto elettriche e l’autonomia di guida in Cina ha subito un brusco risveglio con l’incidente mortale che ha coinvolto la Xiaomi SU7, il primo veicolo del gigante dell’elettronica. Tre persone hanno perso la vita, e la notizia ha scatenato un’ondata di critiche sulla sicurezza delle tecnologie di assistenza alla guida e sulla loro implementazione affrettata.

L’illusione del pilota automatico e la realtà della responsabilità

Il sistema di assistenza alla guida del SU7, attivato durante l’incidente, non ha impedito lo schianto contro una barriera in cemento a 116 km/h. Xiaomi ha confermato che il sistema aveva avvisato il conducente due secondi prima dell’impatto, ma questo solleva interrogativi: è sufficiente un allarme con così poco preavviso? E, soprattutto, quanti utenti capiscono davvero come usare questi sistemi?

David Zhang, segretario generale della International Intelligent Vehicle Engineering Association, ha sottolineato che milioni di automobilisti devono ancora essere educati su cosa significhi realmente usare sistemi di guida autonoma di livello 2 (L2) o L2+. Questi sistemi, infatti, richiedono che il conducente rimanga sempre vigile e pronto a intervenire. Il problema? Il marketing delle case automobilistiche spesso induce a credere che le auto possano guidarsi da sole, creando un falso senso di sicurezza.

Tecnologia avanzata, regolamentazione arretrata

La Cina è il più grande mercato al mondo per veicoli elettrici e auto intelligenti, ma la legislazione non ha ancora raggiunto il livello tecnologico. Secondo Li Kehong, vicepresidente di Cowarobot, un’azienda specializzata in veicoli senza conducente, la realtà è che nessun produttore cinese ha raggiunto il livello 3 di guida autonoma, che consente al guidatore di distogliere le mani dal volante pur rimanendo pronto a riprendere il controllo. Tuttavia, con due auto su tre vendute in Cina nel 2024 dotate di sistemi L2 o superiori, il rischio di abusi o incomprensioni è enorme.

I precedenti incidenti rafforzano i timori: il caso del Tesla Model Y in Guangdong nel 2022 e quello della Denza (BYD-Mercedes) nel 2023 dimostrano che la tecnologia non è infallibile e che l’interazione tra uomo e macchina può essere fatale se mal gestita.

Xiaomi e la tempesta finanziaria

Il crollo del 4,2% delle azioni Xiaomi a Hong Kong dopo l’incidente è un segnale chiaro: gli investitori non vedono di buon occhio l’ombra di un’indagine sulla sicurezza del prodotto di punta della società. Il CEO Lei Jun ha promesso trasparenza e responsabilità, ma le parole potrebbero non bastare se l’opinione pubblica e i regolatori iniziano a mettere sotto accusa la strategia di espansione di Xiaomi nel settore auto.

Il vero problema: chi guida chi?

La corsa alla guida autonoma è diventata una gara senza regole chiare, in cui i produttori cinesi puntano a democratizzare la tecnologia senza educare adeguatamente i conducenti. Il rischio è quello di vendere non solo auto con funzioni avanzate, ma anche un pericoloso equivoco sulla loro reale sicurezza.

E’ molto facile misurare quanti muoiono, è impossibile misurare quanti ne salva che invece si sarebbero schiantati. Poi chiaro che c’è il punto su chi paga per quei pochi che si schiantano.

L’incidente di Xiaomi potrebbe diventare il campanello d’allarme che costringe l’intero settore a rallentare e a ripensare le proprie priorità. Ma la vera domanda è: lo faranno davvero?