Joe Tsai, presidente di Alibaba Group Holding (e NETS), ha lanciato un segnale d’allarme sul frenetico afflusso di investimenti globali nelle infrastrutture per l’intelligenza artificiale (AI), evocando lo spettro di una bolla speculativa simile a quella della dot-com. La sua preoccupazione principale? Un’ondata di capitali che si riversa sulla costruzione di data center senza una chiara domanda di utilizzo, un fenomeno che sta assumendo i contorni di una scommessa al buio.
Tsai ha fatto riferimento a progetti mastodontici come Stargate, la joint venture tra OpenAI e SoftBank, che ha promesso investimenti per 500 miliardi di dollari nei prossimi quattro anni. Secondo lui, gli investimenti in AI negli Stati Uniti stanno superando la domanda reale, alimentando un entusiasmo irrazionale che potrebbe portare a un brusco risveglio. In altre parole, mentre le aziende si sfidano a chi costruisce il più grande tempio dell’AI, potrebbero ritrovarsi con cattedrali nel deserto.
Ironia della sorte, Alibaba stessa sta investendo cifre colossali nel settore: 52 miliardi di dollari nei prossimi tre anni per rafforzare la sua infrastruttura di cloud computing e AI. Tuttavia, Tsai sostiene che il modello di Alibaba si basa su una logica più sostenibile, puntando su un’AI open source capace di democratizzare l’accesso alla tecnologia, invece di alimentare una corsa sfrenata alla costruzione di megastrutture speculative.
L’ottimismo del mercato cinese si riflette anche nel cambio di passo delle politiche governative. Dopo l’incontro tra il presidente Xi Jinping e i leader del settore tech, il clima di fiducia è in ripresa, con un conseguente aumento delle assunzioni e un potenziale rilancio dei consumi. Alibaba stessa, dopo dodici trimestri di tagli al personale, si prepara a espandere nuovamente la sua forza lavoro, un segnale forte in un contesto economico incerto.
Anche Mark Tucker, presidente di HSBC, ha sottolineato come la Cina stia adottando politiche più orientate al sostegno del consumo interno, puntando su reddito e benessere sociale per alimentare una crescita più sostenibile. In questo scenario, Hong Kong riafferma il suo ruolo di hub finanziario chiave tra la Cina e il resto del mondo.
Se da un lato il mondo tech è in fermento per il boom dell’AI, dall’altro la storia insegna che quando gli investimenti superano la domanda reale, il rischio di crollo è dietro l’angolo. La domanda è: siamo di fronte a una nuova rivoluzione industriale o a una bolla pronta a esplodere? Tsai sembra avere pochi dubbi: il mercato sta flirtando con l’euforia irrazionale, e quando il denaro insegue promesse senza fondamenta, il finale è sempre lo stesso.