La Cina continua a rafforzare il suo apparato militare con un approccio che definisce “moderato e ragionevole”, mantenendo una crescita della spesa per la difesa a una cifra per il nono anno consecutivo. A sottolinearlo è stato Lou Qinjian, portavoce del Congresso Nazionale del Popolo (NPC), durante il briefing di presentazione dell’evento politico più importante dell’anno per la Repubblica Popolare, che si terrà a partire da domani, 5 marzo 2025. Sarà proprio quello il momento nel quale l’NPC svelerà il budget della difesa per il 2025, un dato atteso con attenzione sia dagli analisti interni sia dalla comunità internazionale, desiderosa di decifrare le ambizioni del Dragone in un contesto globale sempre più teso.

Nel 2024, la Cina ha destinato circa 235 miliardi di dollari alla difesa, con un incremento annuo del 7,2% rispetto all’anno precedente, confermandosi il secondo bilancio militare più grande al mondo dopo quello degli Stati Uniti. Lou ha difeso questa crescita, spiegando che è in linea con lo sviluppo economico del Paese, le esigenze di modernizzazione militare e un ambiente di sicurezza internazionale “difficile”. “La pace va tutelata con la forza”, ha dichiarato, aggiungendo che una Cina militarmente forte è essenziale non solo per proteggere sovranità, sicurezza e interessi nazionali interni, ma anche per adempiere alle responsabilità globali di Pechino come grande potenza, contribuendo alla stabilità mondiale.

Un punto cruciale evidenziato dal portavoce è il confronto con il resto del mondo: la spesa militare cinese, pur in aumento, rappresenta meno dell’1,5% del PIL, un valore inferiore alla media globale e significativamente più basso rispetto a quello degli Stati Uniti (circa il 3,5% del PIL, secondo il SIPRI). “Abbiamo mantenuto una crescita a una cifra per nove anni consecutivi”, ha precisato Lou, rispondendo implicitamente alle critiche occidentali che vedono nell’espansione militare cinese una minaccia crescente. Questo dato, tuttavia, non placa i dubbi: analisti internazionali, come quelli dello Stockholm International Peace Research Institute (SIPRI), stimano che il budget reale della Cina potrebbe superare quello ufficiale, includendo spese non dichiarate per ricerca e sviluppo o armamenti avanzati.

La crescita “moderata” del bilancio riflette un equilibrio tra sviluppo economico e ambizioni strategiche. Negli ultimi anni, la Cina ha investito massicciamente nella modernizzazione delle sue forze armate, con progetti come il caccia stealth J-20, la portaerei Fujian a catapulte elettromagnetiche e il missile ipersonico DF-17. Questi avanzamenti tecnologici rispondono a un contesto geopolitico sfidante, segnato dalle tensioni nel Mar Cinese Meridionale, dal confronto con gli Stati Uniti e dalle dispute territoriali con vicini come Giappone e Filippine. Lou Qinjian ha ribadito che tale modernizzazione è necessaria per “trasformare l’esercito con caratteristiche cinesi”, un obiettivo che si intreccia con il piano quinquennale 2021-2025, mirato a potenziare logistica, armamenti e innovazione tecnologica.

La narrazione ufficiale cinese insiste su una politica di “sviluppo pacifico”, ma è inevitabile che le parole di Lou – “la pace va tutelata con la forza” – sollevino interrogativi sulla natura di questa forza. La Cina ci tiene a presentarsi come un baluardo di stabilità globale, pronta a condividere opportunità di sviluppo con altri Paesi e a promuovere una visione di cooperazione internazionale basata su “rispetto reciproco e giustizia”. È vero però che la rapida espansione della sua flotta navale (la più numerosa al mondo) e le frequenti esercitazioni militari vicino a Taiwan alimentano i timori di un’espansione aggressiva, probabilmente non limitata al sud-est asiatico nel lungo periodo.

Cosa aspettarsi dal 2025? Il budget 2025, che sarà reso pubblico domani, potrebbe confermare il trend di crescita moderata, probabilmente tra il 6% e l’8%, secondo le proiezioni di esperti militari cinesi riportate dal Global Times. Da questo punto di vista occorrerà vedere, per misurare il vero impatto di questa crescita, come verranno allocati questi fondi. Perchè, più risorse per l’AI militare, lo sviluppo di droni o attività di cyber-attacco-difesa potrebbero essere dei chiari segnali di un ulteriore salto qualitativo della capacità offensiva cinese.

Quel che è certo è che se per la Cina la forza militare rappresenta un pilastro indispensabile per la pace, lo è di fatto anche per l’affermazione del suo ruolo di potenza globale. Rimane da vedere, da questo punto di vista, se il resto del mondo interpreterà questa “tutela” come una garanzia di stabilità o come un’ombra sempre più lunga sul delicato equilibrio geopolitico internazionale.