Oggi, in un raro momento di armonia, i principali giornali britannici sono finalmente d’accordo su qualcosa. No, non è un miracolo, né un evento astrologico straordinario. È solo che le loro prime pagine sono state sommerse dallo stesso messaggio: un enorme “MAKE IT FAIR” stampato su sfondi blu, un grido disperato delle industrie creative per proteggere il diritto d’autore dallo sfruttamento selvaggio dell’intelligenza artificiale.
La trovata pubblicitaria fa parte dell’iniziativa “Make It Fair”, che cerca di convincere i lettori a difendere la creatività britannica da un piano del governo che, con il pretesto di incentivare l’innovazione, permetterebbe alle aziende di AI di addestrare i loro modelli su contenuti protetti da copyright… senza nemmeno disturbarsi a chiedere il permesso. Perché sì, l’idea brillante è quella di trasformare il lavoro di giornalisti, scrittori, musicisti e artisti in un gigantesco buffet gratuito per gli algoritmi.
Ovviamente, tutto questo è stato studiato con una tempistica perfetta: la campagna arriva proprio alla chiusura della consultazione pubblica, iniziata il 17 dicembre, che propone di modificare la legge sul copyright per consentire il “text and data mining” per qualsiasi scopo, commerciale incluso. La magnanima concessione? I creativi potranno “rinunciare” a questa nuova regola attraverso una laboriosa procedura di riserva dei diritti. In pratica, il governo non proteggerà più i loro lavori per default: dovranno essere loro stessi a difendersi, con ulteriore tempo, fatica e burocrazia.
Il sito della News Media Association (NMA), che ospita la campagna, denuncia il saccheggio digitale in corso: “Le aziende tech usano articoli di notizie, libri, musica, film, fotografia, arte visiva e ogni forma di creatività per addestrare le loro AI generative. Farlo senza controlli adeguati, trasparenza o compensi equi è ingiusto e minaccia i mezzi di sussistenza di chi crea.” Strano, vero? I giornali, spesso inclini a idolatrare la tecnologia e l’innovazione, ora si scoprono vittime di quello stesso progresso che fino a ieri celebravano.
Tra i membri della NMA ci sono testate come The Sun, Daily Mail, Daily Mirror e The Guardian, insieme a numerosi giornali regionali e digitali. Ma non sono soli: il movimento è sostenuto anche dalla Creative Rights in AI Coalition, un’organizzazione che raccoglie detentori di diritti, aziende AI e altre entità che cercano di garantire un minimo di giustizia nel Far West della generazione automatica di contenuti.
E mentre i creativi protestano, il governo fa spallucce. L’idea di allentare il copyright in nome dell’espansione dell’intelligenza artificiale viene difesa con l’abusato mantra della “crescita economica”. Che importa se il settore creativo britannico vale 152 miliardi di dollari? L’importante è dare carta bianca ai colossi tecnologici, lasciandoli liberi di cannibalizzare contenuti senza preoccuparsi delle conseguenze.
La campagna “Make It Fair” non è l’unico segnale di dissenso. Oggi è stato pubblicato anche un album silenzioso intitolato “Is This What We Want?”, creato da oltre 1.000 musicisti tra cui Kate Bush e Damon Albarn. Un titolo ironico per un messaggio chiaro: se il copyright viene svuotato di senso, presto la creatività stessa rischia di ridursi a un’eco vuota.
Owen Meredith, CEO della NMA, non ha risparmiato parole dure: “Questa straordinaria dimostrazione di unità da parte dell’industria dei media dimostra che è ora che il governo si svegli e riconosca la minaccia esistenziale rappresentata dallo sfruttamento incontrollato delle nostre industrie creative.”
Anche la BBC, solitamente più diplomatica, ha definito la proposta “inapplicabile”. Rhodri Talfan Davies, direttore delle Nazioni per l’emittente pubblica britannica, ha dichiarato: “Sosteniamo l’ambizione del governo di far crescere il settore creativo e quello dell’AI, ma non crediamo che questi obiettivi richiedano cambiamenti che indeboliscano la protezione dei contenuti garantita dal regime di proprietà intellettuale del Regno Unito.”
Insomma, tutti sembrano dire la stessa cosa: l’intelligenza artificiale può essere un alleato della creatività, ma solo se il rapporto è equo. Se invece diventa un predatore che si nutre del lavoro altrui senza compenso, la sua crescita non sarà altro che un’operazione di saccheggio tecnologico legalizzato. Ma tranquilli, il governo promette di ascoltare le preoccupazioni della gente e di “progettare la politica migliore possibile.” Peccato che, di solito, quando un governo dice di voler “trovare il giusto equilibrio”, il risultato sia che a vincere sono sempre i più forti.