L’Unione Europea ha sempre trovato la propria forza nelle crisi. La celebre citazione di Jean Monnet, secondo cui l’Europa si costruisce attraverso le soluzioni adottate nelle difficoltà, risuona oggi più attuale che mai. Renato Brunetta, presidente del CNEL, ha ripreso questo concetto in un contributo rilasciato a Il Sole 24 Ore il 21 febbraio 2025, evidenziando come l’Italia abbia spesso giocato un ruolo centrale nel delineare le risposte più efficaci ai momenti di svolta della costruzione europea.

Brunetta ricorda alcuni snodi fondamentali in cui il nostro Paese è stato protagonista: dal Consiglio europeo di Roma del 1975, che portò all’elezione a suffragio universale del Parlamento europeo, fino alla Dichiarazione di Roma del 2017, che ribadiva la fiducia nel progetto comunitario. Oggi, di fronte a una delle sfide più complesse della storia dell’Unione, il contributo italiano potrebbe tornare determinante. I rapporti di Mario Draghi e di Enrico Letta delineano strategie cruciali per il futuro economico e industriale dell’Europa, ponendo l’accento su un mercato unico più efficiente e su investimenti massicci per rafforzare la competitività.

Secondo Brunetta, la trasformazione geopolitica globale richiede un’Unione pronta a rispondere con rapidità e determinazione. Non basta aumentare la spesa in difesa: serve una strategia che coniughi sicurezza, innovazione e crescita economica. Il futuro dell’Europa dipende dalla sua capacità di colmare il gap tecnologico con Stati Uniti e Cina, armonizzare la transizione ecologica con la competitività e ridurre le dipendenze strategiche.

Un punto chiave è il rilancio dell’innovazione. Il modello del CERN di Ginevra, proposto recentemente da Maria Chiara Carrozza e Giorgio Parisi, potrebbe essere la chiave per valorizzare le competenze europee e ridurre la dipendenza tecnologica. Droni, intelligenza artificiale, space economy e materiali avanzati sono settori su cui l’Europa deve investire con forza. La crescita del comparto tecnologico, evidenziata dal successo del Fondo per l’Innovazione della NATO, dimostra che il potenziale esiste, ma necessita di un supporto strutturale per poter competere su scala globale.

Brunetta sottolinea inoltre le contraddizioni nelle attuali politiche di bilancio europee. L’UE deve affrontare investimenti stimati in 750 miliardi di euro l’anno fino al 2030 per la transizione verde e digitale, una sfida che richiede strumenti finanziari adeguati. Il dibattito sull’aumento delle risorse è ormai inevitabile: la Commissione Europea ha riconosciuto la necessità di nuove risorse proprie per finanziare le ambizioni europee senza gravare esclusivamente sui contributi nazionali. Tuttavia, il rischio è che prevalgano ancora le logiche di austerità, limitando la capacità di azione dell’Unione.

Infine, la proposta di Ursula von der Leyen di escludere gli investimenti in difesa dal conteggio del deficit rappresenta un passo avanti, ma non sufficiente. L’assenza di una governance comune rischia di frammentare gli sforzi, con il pericolo di perpetuare le debolezze strutturali dell’UE. Per Brunetta, la soluzione è chiara: serve un piano industriale ed economico europeo con risorse pari almeno al 5% del PIL comunitario, circa 1.000 miliardi di euro, per garantire un’autonomia strategica e tecnologica solida.

La lezione della storia è evidente: nei momenti di crisi, l’Europa ha sempre trovato la forza di reinventarsi. Oggi, di fronte alle sfide globali, è tempo di un nuovo slancio, con l’Italia ancora una volta protagonista nel delineare la rotta per un’Unione più forte, coesa e competitiva.


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